Il sopravvissuto della strage sulla Marmolada: «Un boato feroce, il ghiaccio esploso, gli amici morti»
«Quel boato non lo dimenticherò mai. Sembrava che esplodesse il ghiaccio. Ho fatto in tempo a realizzare che ci stava venendo addosso un vortice di ghiaccio, neve e roccia, mi sono scansato di pochi metri. E mi sono ritrovato vivo. Ho cercato i miei tre compagni di cordata, Nicolò Zavatta, Filippo Bari e Paolo Dani. Non li ho visti. Per la verità ero stordito anch’io».
Riccardo Franchin, vicentino, l’ingegnere sopravvissuto, ci parla dal Sasso Piatto, vicino alla grande croce della vetta a cui è aggrappato insieme ad Anna Zavatta, la sorella di Nicolò.
«Stiamo osservando in silenzio quel ghiacciaio. Ci siamo appena abbracciati, nell’affetto per Nicolò. Anna mi ha chiesto di portarla quassù, facendo la stessa ferrata che ho compiuto con suo fratello il 2 luglio di 4 anni fa, alla vigilia di quella tragedia».
Sono le ore 13.43 di quel maledetto 3 luglio 2022. Un boato lacera il silenzio della Marmolada. Collassa un seracco, a fianco di Punta Rocca, la seconda vetta della regina delle Dolomiti. Crollano 63.300 metri cubi di ghiaccio e roccia, equivalenti a un grattacielo di 30 piani che viene giù a 80 metri al secondo. Sono 11 gli alpinisti che vengono........
