Il turismo veneto teme le guerre, Federalberghi: «Possibili ricadute sull’occupazione»
Il punto di non ritorno sarà tra un mese, a metà maggio, quando gran parte degli stabilimenti balneari del Veneto aprirà.
«Se per allora la situazione internazionale non si sarà normalizzata definitivamente sarà necessario scegliere. E non saranno scelte indolori, sia sul fronte delle aperture, che potrebbero essere posticipate, sia sul fronte dell’occupazione, con forti riduzioni degli organici stagionali». La voce è di Massimiliano Schiavon, presidente di Federalberghi Veneto. «Non è ancora l’ora del panico - precisa a stretto giro di posta -. Per ora siamo “solo” molto preoccupati».
Il turismo è tutt’altro che alieno alle conseguenze della guerra innescata dal bombardamento dell’Iran da parte di Usa e Israele, con il successivo blocco dello Stretto di Hormuz e la crisi del mercato energetico. E se questa correlazione trova fondamento nel mondo figuriamoci in Veneto, che offre mare, montagna, laghi, terme, città d’arte.
Su tutto c’è un elemento non trascurabile. «Il prosieguo della guerra potrebbe avvantaggiare un nostro naturale competitor, la Spagna, che paga l’energia tre volte in meno di noi. E l’energia è uno degli elementi che concorre a formare i prezzi dell’accoglienza» spiega il presidente di........
