Milano, Monsignor Avondis celebra la liturgia ortodossa con accanto il suo cane Nero: “Non contano le apparenze, ma il cuore” /
Nella parrocchia ortodossa dei Santi Nicola e Ambrogio al Lazzaretto, in via San Gregorio 5, monsignor Avondios e i suoi amici quattro zampe
Per approfondire:
Video: Milano, Monsignor Avondis celebra la liturgia ortodossa con accanto il suo cane Nero: “E' parte integrante della comunità"Articolo: Dal canile di Napoli ai Giardini Montanelli di Porta Venezia: la giornata delle adozioni dei quattro zampeMilano, 2 marzo 2026 – Molto spesso nelle chiese milanesi, i cani non sono ammessi oltre le soglie sacre. Ma nella parrocchia ortodossa dei Santi Nicola e Ambrogio al Lazzaretto, in via San Gregorio 5, monsignor Avondios ha trasformato questo divieto: qui i cani non solo sono i benvenuti, ma sono anche parte integrante della comunità, testimoni silenziosi di un’accoglienza che abbraccia ogni creatura. A cominciare da Nero, il suo fedele amico a quattro zampe, un meticcio di taglia media, che sull’altare, durante la liturgia, è sempre accanto a lui.
Nero, l’amico quattro zampe
Un cane ‘chierichetto’ che, con la sua presenza composta e silenziosa, è una parte integrante del rito. Non abbaia, non disturba, non cerca attenzioni, sta lì, presente. Mentre le parole antiche della messa si levano tra le icone e l’odore d’incenso, lui semplicemente resta lì, fedele e immobile, come a ricordare che la spiritualità non è fatta solo di formule e tradizioni, ma anche di legami, di cura, di quotidianità condivisa.
“Ho adottato Nero al monastero di Lonato, era appena nato ed era stato abbandonato dalla mamma. Quel giorno pioveva e lui era in un angolo, tutto bagnato, tremante e impaurito. Non potevo girarmi dall’altra parte. Nella nostra fede l’accoglienza non è un concetto astratto: è un gesto concreto. Dopo pochi minuti ero già innamorato di lui e l’ho adottato senza pensarci due volte. Nero poi è diventato subito parte integrante della nostra comunità. Gli vogliono tutti bene, è un cane intelligentissimo e con la sua simpatia e il suo amore si è fatto amare da grandi e piccini”, racconta monsignor Avondios Bica, 48enne di origine romena e da trent’anni in Italia.
Storia di fede e accoglienza
Quella di Nero e il sacerdote è una storia di fede vissuta senza rigidità, di accoglienza concreta, di spiritualità che non teme di mostrarsi con tenerezza. “Io mi rapporto con il mio cane, come con tutti gli altri animali, trattandolo da essere vivente in grado di sapersi perfettamente relazionare con noi umani. Nero capisce e rispetta tutto ciò che gli viene detto e insegnato. Lui è sempre libero qui in chiesa e io gli ho detto di non uscire dal cancello perché c’è la strada ed è pericoloso. Lui mi ha ascoltato e in 9 anni non è mai uscito dal cortile della chiesa da solo. Esce con me quando lo porto a fare delle passeggiate. Un anno fa ho adottato anche un gatto, Misha, tutto nero che è diventato un grande amico del mio cane”, racconta il sacerdote.
Affetto e speranza
Benché la dottrina ortodossa non preveda una liturgia ‘canina’ in senso liturgico ufficiale, la comunità di San Gregorio ha saputo accogliere questa presenza con affetto e rispetto, vedendola come un ponte verso chi si avvicina alla fede portando con sé anche i legami e le creature più care della propria vita. Secondo alcuni racconti dei parrocchiani Nero non è solo un animale da compagnia, ma un simbolo di accoglienza e di speranza. Le storie che circolano sul monastero ortodosso, parlano di fedeli che in momenti di preghiera o di difficoltà personale trovano conforto nell’affetto silenzioso di questo amico a quattro zampe, sempre vicino nei momenti di incontro fraterno dopo la liturgia.
“Una lezione vivente”
“La presenza di Nero sull’altare non vuole essere né un vezzo né una provocazione. Lui è una creatura di Dio come noi. La sua calma durante la messa è una preghiera silenziosa e la sua presenza rende l’atmosfera più umana e più vera. È una lezione vivente perché ci ricorda che davanti a Dio non contano le apparenze, ma il cuore. Perché la fede, quando è autentica, sa camminare a quattro zampe e sedersi in silenzio accanto a chi prega”, conclude padre Avondios.
E in un tempo in cui le distanze sembrano moltiplicarsi, l’immagine di un sacerdote che celebra con accanto il proprio compagno a quattro zampe restituisce un’idea di chiesa più umana e più vicina.
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