menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Delpini tende la mano agli ex preti: “Sono sempre confratelli e auguriamo loro una vita santa”. E alla messa c’è anche l’ex don influencer Ravagnani

12 0
03.04.2026

L'arcivescovo di Milano monsignor Mario Delpini

Per approfondire:

Articolo: Festa a San Siro, l’arcivescovo Delpini incontra 45mila cresimandi: “La gioia non è in vendita”Articolo: L’annuncio dell’Arcivescovo Delpini: “Il Papa mi ha chiesto di restare, penso al nuovo anno pastorale”Articolo: Olimpiadi 2026, Delpini: “Deprimente l’alzata di spalle politica davanti alla richiesta di pace”Articolo: Prete si autosospende, la decisione di don Gabriele Gerosa: “Ragioni personali”

Ricevi le notizie de Il Giorno su Google

Seguici

Milano, 3 aprile 2026 – “I preti e i diaconi sanno dell’infelicità del mondo non come spettatori che osservano da fuori, ma come uomini che riconoscono anche in sé stessi tracce di infelicità e ferite che la vita non risparmia, a nessuno”. Così, nella Messa Crismale del Giovedì Santo, l’arcivescovo Mario Delpini si rivolge a 800 sacerdoti e diaconi presenti in Duomo e “mandati a guarire l’infelicità del mondo”. In fondo alla cattedrale c’è anche Alberto Ravagnani, l’ex prete-social che a fine gennaio ha lasciato il sacerdozio. 

L'incontro a San Siro con i cresimandi lo scorso 29 marzo

Approfondisci:

Don Samuele a processo: nell’oratorio di Seregno sconvolto dai casi di pedofilia arriva lo psicologo mandato dalla Curia

L’idea dell’oratorio laico 

Non più “don“ - ma sempre influencer - dopo avere raccontato “La scelta“ urbi et orbi, su tutti i canali social, in libreria e pure in tivù, ha annunciato qualche giorno fa l’idea di voler creare un oratorio laico. Ed è lui stesso a postare un’immagine della sua presenza in Duomo, libretto in mano, ricordando che “nella Messa Crismale i preti rinnovano le promesse sacerdotali”, scrivendo in calce un “chiaro, io no”. Al termine della celebrazione, l’arcivescovo Delpini, dopo aver ringraziato i presenti e ricordato i preti anziani e malati impossibilitati a partecipare (le offerte raccolte durante la cerimonia sono destinate alla loro assistenza attraverso la fondazione Opera Aiuto Fraterno), ha voluto rivolgersi proprio ai sacerdoti che hanno lasciato il ministero. 

Nella sua omelia Delpini ha parlato di una "città stanca"

Presbiterio ferito 

“Noi li sentiamo sempre confratelli – ha detto Delpini – e li ricordiamo con affetto, con simpatia e auguriamo che possano percorrere una vita santa, anche se non più nel ministero ordinato”. L’arcivescovo aveva già affrontato il tema (senza mai nominare direttamente Ravagnani) durante l’incontro con il clero nel mese di febbraio, quando aveva annunciato la proroga del suo mandato oltre la data del suo compleanno, su richiesta di Papa Leone. In quell’occasione aveva parlato di “presbiterio ferito e forse anche arrabbiato per l’abbandono di alcuni confratelli che hanno scelto di lasciare il ministero, qualcuno con un clamore esagerato, qualcuno con un passaggio più discreto”. “A dire la verità sono anch’io un po’ ferito”, aveva confessato. Ma ora si guarda avanti, augurando “una vita santa”. 

Don Alberto Ravagnani

“La gente è stanca” 

“La città è stanca, la gente è stanca. Forse si pratica troppo l’arte di stancarsi, quella irrequietezza per cui si corre anche quando si potrebbe stare fermi, stare in pace, pregare, godere degli affetti della vita e fare compagnia a chi è infelice. Perciò non fa meraviglia che anche i discepoli avvertano la stanchezza come un contagio – sottolinea Delpini nell’omelia, ricordando le fatiche quotidiane dello stesso clero –. Ma i discepoli devono continuare a percorrere le strade degli uomini per indicare la via per entrare nel riposo di Dio: portare i pesi gli uni degli altri, tenere vivo l’intenso desiderio dell’incontro con il Signore, continuare il pellegrinaggio verso la casa di Dio in modo che il vigore cresca lungo il cammino”. Verso “la vita felice”.  

Approfondisci:

Don Rava toglie la tonaca: la “sua” community Fraternità camminerà da sola

"Essere guariti e guarire” 

“Mentre ungiamo le ferite degli altri sperimentiamo che lo Spirito continua a prendersi cura delle nostre – conclude – mentre invitiamo alla speranza, impariamo di nuovo a sperare. Per essere guariti e per guarire: è per questa missione che siamo mandati, imperfetti, impotenti, e insieme fiduciosi e lieti”. Poche ore dopo, durante l’omelia della Messa della Cena del Signore, Delpini ha invitato tutti a “vivere nella verità, come una resistenza”. “Se la nostra vita è unita a quella di Gesù con la nuova alleanza, con una profonda intimità, con una umile docilità, allora forse riusciremo a essere sinceri, a dire le parole vere, a rivelare la verità della storia umana, che è vocazione alla fraternità”.

WhatsAppFacebookXPrint

© Riproduzione riservata

Tag dell'articolo

ChiesaReligioneMario DelpiniDuomo di Milano


© Il Giorno