Omicidio Rogoredo, gli amici di Zack: “Cinturrino chiedeva 200 cento euro e 5 grammi di coca al giorno”
Il bosco di Rogoredo, Abderrahim Mansouri, la polizia dopo la sparatoria e la pistola giocattolo sulla scena del delitto
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Milano, 21 febbraio 2026 - Duecento euro e 5 grammi di cocaina al giorno sarebbe stata la richiesta di Carmelo Cinturrino a Zack, almeno secondo quanto sostengono alcuni conoscenti dello spacciatore marocchino
L'assistente capo Carmelo Cinturrino avrebbe chiesto quotidianamente denaro e droga ad Abderrahim Mansouri, il marocchino di 28 anni ucciso dal poliziotto con un colpo di pistola alla testa il 26 gennaio nel boschetto della droga di Rogoredo durante un controllo antispaccio. È' quanto è emerso dal racconto di alcuni conoscenti della vittima, ora al vaglio degli inquirenti. Qualcuno avrebbe anche quantificato le richieste che sarebbero state di 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno.
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Il 28enne avrebbe confidato a una cerchia di persone, alcune delle quali sentite nell'inchiesta, che a un certo punto avrebbe respinto le richieste di Cinturrino e da quel momento avrebbe iniziato ad avere paura del poliziotto che ora è indagato per omicidio volontario.
L’ipotesi del pizzo e l’indagini
L'ipotesi di richieste di "pizzo" è uno dei temi su cui stanno lavorando gli investigatori della Squadra Mobile di Milano nell'indagine coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola. Il poliziotto è ora indagato per omicidio volontario, accusa sempre più solida e che ha trovato riscontri anche negli interrogatori dei suoi quattro colleghi ai quali sono stati contestati il favoreggiamento e l'omissione di soccorso.
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Gli accertamenti in corso da oltre tre settimane stanno delineando un quadro ben diverso da quello descritto nell'immediatezza dall'agente, ora seriamente nei guai. Poche ore dopo il delitto, aveva raccontato al pm di aver sparato un colpo dopo aver visto Mansouri prendere la pistola e puntargliela contro. Un colpo esploso per "paura" e che ha ferito mortalmente il 28enne.
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La versione dei colleghi
I suoi colleghi, però, che in un primo momento lo hanno coperto, hanno scelto poi di raccontare un'altra storia, offrendo, ciascuno, una tessera di un puzzle che pian piano si starebbe ricomponendo. Innanzitutto si sospetta che la replica della Beretta 92 senza tappo rosso, trovata vicino al corpo senza vita del 28enne, possa essere stata portata sul luogo del delitto dentro uno zaino che un collega del 42enne, quello vicino a lui al momento dello sparo, sarebbe andato a recuperare - risulta anche dalle immagini delle telecamere - al commissariato Mecenate. Così si spiegherebbero quei 23 minuti trascorsi dal momento del colpo fino alla chiamata per i soccorsi. Tempo bastato per procurarsi il finto revolver - su cui sono state trovate una serie di tracce genetiche e due già identificate - e collocarlo sulla scena del crimine. Un tempo calcolato dagli inquirenti per via delle telefonate ricevute dalla vittima da parte di un amico, pure lui pusher, che voleva avvertirlo dell'arrivo della polizia ("scappa, scappa") e con la chiamata al 118 su cui Cinturrino, tra l'altro, prima avrebbe mentito ai colleghi. Avrebbe detto loro,infatti, stando agli interrogatori, di aver allertato subito i soccorsi, ma non era vero.
Comportamenti borderline
In questo scenario si colloca anche - è l'ipotesi - una gestione opaca di alcune operazioni antidroga per cui l'agente indossava la divisa. Dai verbali di chi si trovava con lui nel boschetto di Rogoredo emergono comportamenti borderline e illegali sui quali si stanno cercando i riscontri: in alcune occasioni avrebbe alzato le mani nei confronti di tossici e piccoli spacciatori presenti nella zona e alcuni sarebbero stati arrestati "gonfiando le prove", come testimonia una sentenza del Tribunale milanese. Altri avrebbero, invece, lavorato indisturbati in cambio di qualche "stecca".
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