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La verità di Valeria, la compagna di Cinturrino: “Carmelo è un bravo agente. Dov’erano prima quelli che ora lo accusano?” /

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24.02.2026

Abderrahim ’Zack‘ Mansouri. A destra, Cinturrino in ambulanza dopo l'omicidio

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Milano, 24 febbraio 2026 – "Ora che si rigiri tutta la frittata, a me sembra veramente assurdo". Lo afferma Valeria, la fidanzata di Carmelo Cinturrino, assistente capo del commissariato Mecenate indagato e fermato ieri con l'accusa di omicidio volontario per aver sparato e ucciso Abderrahim Mansouri il 26 gennaio scorso nel bosco di Rogoredo, a Milano. "Mi chiedo come mai ora escono queste cose? Chi c'era in macchina con lui? Non se ne è mai accorto? Se ne sono accorti solamente adesso le persone indagate, che lui si comportava male?", sottolinea la donna che racconta di aver conosciuto il suo compagno "ormai otto anni fa". 

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Le telefonate dei colleghi 

"Non capisco questa storia proprio delle tangenti, non la capisco. Io conosco Carmelo come un poliziotto che quando arrestava le persone gli lasciava anche l'ultima sigaretta prima di portarli via", spiega. "Io ho assistito con le mie orecchie a telefonate, molte telefonate di diversi colleghi, soprattutto di mezzanotte, che lo chiamavano durante il suo turno di riposo, per chiedergli consigli su come svolgere certi interventi. Li ho sentiti io, con le mie orecchie, perché gli dicevo, “chi è?”, e lui rispondeva "era questo che mi chiedeva un aiuto, era quello che mi chiedeva un aiuto, perché magari erano giovani e non sapevano bene come fare". “Carmelo è sempre stato ammirato per il suo impegno e la sua dedizione in polizia. Certo, se ha sbagliato pagherà”. 

"Su di lui racconti di fantasia”  

"È sempre stato molto gentile e disponibile – continua nello sfogo Valeria, che in questi giorni è in malattia –. Da sempre, e a quanto ne so io, quanto ho potuto vedere con i miei occhi, è sempre stato un bravissimo poliziotto che faceva abbastanza arresti, per non dire molti, in posti schifosi tipo il bosco della droga oppure in piazza Gabrio Rosa”. Nel quartiere, nel palazzo, sono in tanti a sostenere che Cinturrino, per chiudere un occhio, avrebbe preteso soldi o droga. Richieste di denaro a spacciatori e tossici… Accuse respinte con forza dalla partner. “Nessuno di noi due ha mai ricevuto nulla e davanti a noi non è mai avvenuto nulla – ha assicurato –. Abitando lì ho visto alcune situazioni che prontamente sono state segnalate". "Faccio la custode qui da vent’anni e posso dire con assoluta certezza che sono tutti racconti di fantasia”. Malignità diffuse da persone "invidiose" e dagli amici di questo ragazzo che "purtroppo, e dico purtroppo" è morto; "non vedevano l'ora di rompere le scatole a Carmelo, perché a loro ha sempre dato fastidio". 

L’interrogatorio in carcere 

Cinturrino, questa mattina, ha affrontato l’interrogatorio di garanzia nel carcere di San Vittore. Un colloquio della durata di circa due ore col gip e col procuratore Marcello Viola finalizzato a chiarire quanto accaduto la sera del 26 gennaio scorso nel bosco della droga di Rogoredo, in via Impastato al confine con San Donato Milanese. L’ex agente ha risposto a tutte le domande che gli sono state poste, come ha confermato il suo legale. Negando con forza di avere mai avuto “incontri ravvicinati” con gli spacciatori del bosco, e cioè di averli taglieggiati ricattandoli e chiedendo loro soldi e droga.

Il poliziotto del commissariato Mecenate – descritto dai suoi stessi colleghi come un uomo dalla personalità borderline, a cui non erano estranei attacchi di violenza o ira – è stato sottoposto a dei test antidroga. “Mi fa piacere che mi sia stato fatto il test antidroga, perché io sono pulito – la sua reazione –. Non uso droghe e non ho mai fatto cose illegali, mai fatto del male". Gli esiti di queste analisi specifiche su un eventuale consumo di stupefacenti non sono ancora state rese note.  

L’indagine e i punti da chiarire  

Un punto ancora da chiarire, e su cui ha dato risposte confuse, è se il collega – quello che era vicino a lui – sapesse o meno che nella borsa c'era quella pistola finta. Nell'interrogatorio non si è nemmeno affrontato il capitolo delle operazioni borderline e delle presunte richieste di pizzo e droga (negate come si è visto sia dal diretto interessato sia dalla compagna).

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Un fronte aperto che, qualora trovasse conferme, potrebbe portare all'iscrizione di altre accuse a carico di Cinturrino, oltre all'omicidio. Il 41enne non ha chiarito nemmeno perché avesse deciso di tenere quella replica della Beretta trovata in zona Lambro prima del 2020. Né ha parlato di suoi rapporti con Abderrahim Mansouri. Ha solo detto che era conosciuto come pusher della zona. Si è detto rammaricato, dispiaciuto in modo generico per quanto accaduto (“Quando ho visto Mansouri abbassarsi per prendere qualcosa ho avuto paura e ho sparato...”). La decisione del gip sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare (la Procura chiede il carcere, per la difesa basterebbero i domiciliari) dovrebbe arrivare domani mercoledì 25 febbraio.

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