Piante invasive al confine: trovate 30 nuove specie. Quali sono e perché sono pericolose
Il team al lavoro nell'area insubrica
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Castelnuovo Bozzente, 17 febbraio 2026 – Caccia alle piante cattive in arrivo da lontano. Può vantare grandi numeri la campagna di rilievo della vegetazione neofita invasiva lungo le aste fluviali di confine tra le Province di Como e Varese e il Canton Ticino.
Sono stati monitorati oltre 7.800 ettari di territorio, sono stati percorsi più di 635 chilometri sul campo e sono state raccolte oltre 4.000 segnalazioni.
Il lavoro del team del capofila svizzero, nell’ambito del progetto Interreg Italia – Svizzera “Sviluppo integrato per la natura transfrontaliera e la biodiversità”, ha permesso di fotografare in modo dettagliato la presenza di oltre 30 specie neofite invasive nei bacini dei fiumi Breggia, Faloppia, Lanza, Lura e Seveso.
Grazie a questo progetto per la prima volta un’indagine coordinata tra Italia e Svizzera sta mettendo in rete dati, metodologie e competenze con un unico obiettivo: capire dove e come si stanno diffondendo le specie vegetali aliene che minacciano biodiversità, agricoltura e sicurezza idraulica.
«Abbiamo davanti una mappa viva del territorio. – spiega Luca Solcà, direttore di CSD Ingegneri SA – Sapere esattamente dove si trovano le infestazioni è il primo passo per combatterle in modo efficace e condiviso tra i due Paesi».
Le specie sotto osservazione
«Durante i rilievi sono state censite 29 specie invasive, tra cui alcune vecchie conoscenze ormai ben radicate: il Poligono del Giappone, la Buddleja (o Albero delle Farfalle), l’Ambrosia, l’Ailanto, la Balsamina ghiandolosa e l’aggressiva Verga d’oro (Solidago) – ci spiega Simona Piubellini, responsabile del progetto per CSD Ingegneri SA –. Particolare attenzione è stata riservata alle specie legate agli ambienti fluviali, vere autostrade naturali per la diffusione di nuove infestanti».
Accanto alle piante più note, sono emerse presenze meno appariscenti, ma ugualmente preoccupanti, come le infestazioni di Elodea canadensis nei corsi d’acqua o l’espansione rapida di Spirea japonica negli ambienti seminaturali.
«Le neofite non sono solo un problema estetico – prosegue Simona Piubellini -, alcune di esse riducono la biodiversità locale, altre danneggiano argini e coltivazioni, altre ancora possono creare rischi sanitari, come nel caso dell’Ambrosia, altamente allergenica».
Il monitoraggio ha confermato un dato ormai evidente: per le specie invasive il confine amministrativo non esiste. Semi trasportati dall’acqua, terreni incolti, giardini privati e aree verdi urbane diventano punti di partenza per nuove colonizzazioni. Per questo il progetto Sintab ha adottato strumenti comuni di rilevamento – come l’applicazione “InvasivApp” di “Infoflora” – e ha sviluppato una metodologia capace di dialogare tra sistemi normativi diversi.
La conclusione della prima campagna di monitoraggio segna solo il punto di partenza. Nei prossimi mesi i dati raccolti verranno analizzati e trasformati in mappe dettagliate, indispensabili per pianificare interventi mirati e definire strategie di gestione coordinate nel territorio insubrico tra Italia e Svizzera.
Sì, perché le neofite invasive non sono solo un problema ambientale, ma anche economico: i costi di gestione, manutenzione e ripristino possono diventare molto elevati per enti locali e agricoltori. Da qui l’importanza di un approccio preventivo e coordinato. Verranno coinvolti, quindi, Comuni ed enti sovralocali , come il Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate e il Parco Campo dei Fiori.
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