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Traffico di cellulari e denaro a Opera: arrestato infermiere del carcere

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01.04.2026

Il carcere di Opera

Per approfondire:

Articolo: Mafiosi con il cellulare, allarme nel super carcere di Opera: detenuti con lo smartphone, un micro-telefonino nascosto nel bavero della giaccaArticolo: Il recluso che amava i social. Le foto su Facebook col cellulare

Milano, 1 aprile 2026 – Il controllo è scattato lunedì alle 7. Il trentaduenne albanese, puntualissimo, si è presentato al cancello d’ingresso del carcere di Opera per iniziare come ogni mattina il turno da infermiere per conto di una cooperativa.

Il pacco da consegnare

Gli agenti della penitenziaria di guardia a quell’ora sono andati a colpo sicuro. Del resto, i colleghi della squadra investigativa tenevano d’occhio da un po’ quell’uomo, insospettiti da alcuni suoi comportamenti, e sapevano che il giorno prima aveva incontrato un connazionale di 44 anni a Milano per prendere in consegna un “pacco” da recapitare dietro le sbarre. Il contenuto? Cinque cellulari, tre di dimensioni normali e due micro, un caricabatterie con diversi adattatori e 1.700 euro in pezzi da 20 e 50.

Il destinatario dietro le sbarre

Chi aspettava quei telefoni? Stando alle accuse, erano destinati al detenuto Shemsi Karaj, pure lui albanese di 32 anni, fine pena a novembre 2027 per una trentina di furti in abitazione andati in scena nella Bergamasca e in altre province lombarde tra il 6 novembre e il 9 dicembre 2016. Il corriere e il destinatario sono stati arrestati in flagranza per aver concorso nel reato previsto dall’articolo 391 ter del codice penale, che punisce con la reclusione da 1 a 4 anni (da 2 a 5 anni per pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio) sia chi procura a un recluso “un apparecchio telefonico o altro dispositivo idoneo a effettuare comunicazioni” sia colui che lo utilizza indebitamente in cella.

Le accuse

I provvedimenti sono stati convalidati ieri mattina dal giudice della direttissima. Stando a quanto risulta, l’infermiere rischia di dover rispondere anche di corruzione. Denunciato a piede libero il mittente quarantaquattrenne, ex detenuto per furto e spaccio scarcerato nel 2023. L’inchiesta è tutt’altro chiusa. Gli agenti guidati dal comandante Felice De Chiara vogliono capire se si sia trattato di un caso isolato o se più verosimilmente si siano imbattuti nella punta di un iceberg ancora tutto da scandagliare.

L’ombra di un sistema

L’ipotesi è che dietro ci fosse un gruppo criminale ben più strutturato e numeroso, che puntava a far entrare sottobanco non solo telefoni, ma anche stupefacenti da smerciare nel penitenziario. “Oggi possedere uno smartphone in carcere non serve solo a mantenere i contatti con l’esterno, ma rappresenta una nuova e lucrativa forma di business che permette di affermare il proprio potere sugli altri reclusi - ragiona Carmelo Lo Pinto, rappresentante sindacale della sigla Sinappe -. Uno smartphone può arrivare a costare 3mila euro, un microcellulare circa mille, mentre la droga vede il proprio valore commerciale moltiplicarsi fino a dieci volte una volta entrata tra le mura del carcere”.

Carenza di personale

Detto questo, per il delegato del Sinappe questi episodi sono “il sintomo di una cronica carenza di personale e di mezzi”; da qui la richiesta, tutt’altro che inedita e rimasta spesso lettera morta, di “un intervento immediato delle istituzioni per il potenziamento dell’organico e delle risorse tecnologiche, al fine di garantire sicurezza per il personale e per l’intera collettività”.

Il precedente

Non è la prima volta che gli investigatori della casa di reclusione mettono a segno un’operazione del genere. Era già capitato poco meno di un anno fa, nel giugno del 2025, quando avevano sequestrato uno smartphone e un micro cellulare a due detenuti della sezione di Alta sicurezza, campani sulla quarantina in carcere per scontare una condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso, non però in regime di carcere duro al 41 bis. In quell’occasione, era stato il ritrovamento anomalo di un caricabatterie dietro un televisore a innescare i sospetti e la perquisizione straordinaria.

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