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Papà Andrea e la figlia smarrita. “Non l’ho vista per 11 anni. Ora è in Italia ma non posso riabbracciarla”

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08.03.2026

Papà Andrea alla ricerca della figlia smarrita

Per approfondire:

Articolo: Elezioni comunali 2026, Forza Italia spiazza tutti: “Abbiamo il candidato sindaco”Articolo: Mamma sottrae per la seconda volta la figlia al padre. “A scuola non è mai arrivata, le hanno trovate in Francia”Articolo: Portata di nascosto dalla mamma in Costa Rica: torna in Italia e viene riaffidata al papà dopo 3 anni di angoscia e speranza

Milano, 8 marzo 2026 – Definire questa storia un intrigo internazionale le regala sì un titolo da film, ma spiega ben poco delle pieghe di una trama complicatissima. Pieghe legali. Pieghe burocratiche. Ma soprattutto pieghe umane, che nascondono sentimenti calpestati e legami spezzati.

È la storia di un padre, Andrea Palermo, che ha visto per l’ultima volta la figlia Sara (nome di fantasia) quando di anni ne aveva 3 e che da allora non è più riuscito a riabbracciarla. Oggi quella bambina è diventata una quattordicenne, che forse ricorda a stento il volto del genitore perduto e che con ogni probabilità ha un’opinione di lui fortemente condizionata (per non dire del tutto falsata) da ciò che le ha raccontato la madre.

La fuga della mamma

Vale a dire Carlotta Morri, che, secondo le accuse, l’ha portata in Spagna tra il 2012 e il 2014, cambiandole nome, impedendole di frequentare la scuola e negandole persino l’accesso a social network e organi di informazione.

Gli arresti

Fino al 4 giugno 2025, quando gli agenti della polizia locale, a cui Palermo si è rivolto nel 2023 per riattivare ricerche mai partite in precedenza, la stanano a Valencia, arrestandola per sottrazione di minore e sequestro di persona; con lei finiscono in manette il compagno Giovanni Azzoni, la mamma Lorena Taddei e il suo secondo marito Roberto Cavaglià. E Sara? Viene portata in una struttura protetta di Barcellona.

In comunità

“È stata una giornata incredibile – spiega al Giorno papà Andrea –. Si è messo un punto a questo capitolo della sparizione. Ma è ancora lunga”. Quasi una premonizione, col senno di poi, anche se il cinquantaquattrenne di Sesto San Giovanni, assistito dall’avvocata Valentina Marchesi, non immaginava un tunnel così lungo. Nove mesi dopo, nulla è cambiato. Il 18 settembre, Sara è rientrata in Italia ed è tuttora ospitata in una comunità, in esecuzione della sentenza del Tribunale che nel 2016 ha confermato per decreto l’affidamento ai Servizi sociali del Comune.

La decisione del Tribunale

Il primo ottobre, il Tribunale per i minorenni ha confermato la decisione precedente, “con esplicita limitazione della responsabilità genitoriale di entrambi i genitori”. Tutto congelato “per garantire nell’attualità le decisioni necessarie ad assicurare il percorso di crescita di Sara, avendo sino ad oggi la madre dimostrato nei fatti e con i comportamenti tenuti di voler “cancellare” il padre dalla vita della figlia e non avendo il padre oggi, non per sua responsabilità, alcuna conoscenza della figlia”.

Andrea e il suo legale hanno scelto la linea della prudenza nell’esclusivo interesse dell’adolescente (che ha il divieto di espatrio), tanto che non hanno ancora avanzato una richiesta di incontro. D’altro canto, intendono evitare che l’eventuale ripresa dei contatti tra la minore e “i familiari del ramo materno” (caldeggiata dalla controparte) generi “un ulteriore squilibrio nelle percezioni affettive e cognitive”.

Le lettere

Poi c’è l’altra faccia della medaglia. Meno dialogante e molto più intransigente. Andrea e l’avvocata Marchesi l’hanno mostrata in una lettera inviata il 21 febbraio al ministro della Giustizia Carlo Nordio e per conoscenza al presidente del Tribunale Fabio Roia, al presidente della sezione gip Vincenza Maccora e al procuratore Marcello Viola. Oggetto: “Segnalazione e richiesta di ispezione”.

I ritardi e la svolta

Nella missiva, si ricostruisce la vicenda giudiziaria e si chiede a via Arenula di accertare le ragioni di una “grave e perdurante negligenza”. Il cinquantaquattrenne si riferisce ai paventati ritardi nelle ricerche di Sara da parte della Procura, che non si sarebbe attivata tempestivamente seppur in presenza di una richiesta del Tribunale civile che sin dal 2014 ha disposto l’affidamento provvisorio della minore al Comune e il collocamento in struttura protetta “per proteggerla da un evidente pericolo di fuga della madre”. È stata necessaria una nuova denuncia di Palermo nel 2023 per innescare l’inchiesta risolutiva dei ghisa, lodati per la “tenacia”. 

Le condanne “lievi”

Finita? No, perché l’uomo contesta pure la scelta del pm titolare del fascicolo di “prestare il proprio consenso” all’istanza dei quattro indagati di accedere al patteggiamento nel corso delle indagini preliminari (articolo 447 del codice di procedura penale) con pene “minime” e “non rispondenti alle esigenze di giustizia”: 3 anni e 6 mesi a Morri (senza la contestazione della recidiva specifica e infraquinquennale e con un ordine di carcerazione di un anno e 10 mesi mai notificato), due anni al compagno e alla madre di lei e uno al marito di Taddei. Il tutto “in assenza di qualsivoglia forma risarcitoria o di un percorso a titolo di giustizia riparativa”.

Il rischio

La prossima udienza è in calendario il 16 marzo. Con una domanda: “Quale garanzia sussiste che gli indagati non darebbero nuovamente corso a una sottrazione della minore?”. E un rischio: “Esporre a un evidente “liberi tutti” degli imputati la minore e il sottoscritto”. Le uniche due vittime di questa storia ancora senza finale.

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