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Maxi controlli a Rogoredo. Il primo blitz interforze lungo i binari ferroviari dopo l’omicidio Mansouri: 4 arresti

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18.03.2026

Poliziotti, carabinieri e ghisa tra via Sant’Arialdo, via Orwell e San Donato. Il via via di tossicodipendenti a due passi dalla stazione: "Oggi vendono?".

Per approfondire:

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Milano – Una donna si incammina verso un traliccio dell’alta tensione per recuperare qualcosa da un carrello del supermercato stracolmo di cenci. Poco lontano, in un fosso zeppo di rifiuti, c’è il giaciglio di fortuna dove vive da sette anni. Dall’altro lato, ci sono tende e stracci intrecciati con rami e tubi di ferro a comporre un accampamento per disperati. Un uomo sulla cinquantina si aggrappa alla recinzione: "Oggi non vendono?", urla a distanza. Quasi non si accorge che il sentiero è pieno di auto della polizia: "Ci sono gli spacciatori?", domanda ossessivamente prima di rassegnarsi. Lungo la strada che costeggia l’ex boschetto, incrocerà lo sguardo di una ragazza con un bambino in braccio che cammina sul ciglio di via Sant’Arialdo: è terribile il pensiero che pure lei sia lì a caccia di una dose.

I fantasmi di Rogoredo

Fantasmi che si aggirano spaesati in un martedì pomeriggio a Rogoredo. Niente a che vedere con le centinaia di zombie che fino al 2019 scendevano dai regionali per raggiungere a piedi il super market dell’eroina a cielo aperto e procurarsi i “punti di nera” da spararsi in vena tra immondizia e siringhe infilzate nei tronchi. Il parco è stato restituito al quartiere e ai runner che ne percorrono di corsa salite e discese tra gli alberi, ma tutt’intorno il flusso di tossicodipendenti non si è mai fermato.

Lì dove Cinturrino ha sparato a Mansouri

Anche perché i pusher hanno continuato a muoversi pericolosamente tra i binari dell’Alta velocità e i piloni della tangenziale, colonizzando pian piano le terre di confine con San Donato. Proprio lì dove poco meno di due mesi fa l’assistente capo del commissariato Mecenate Carmelo Cinturrino ha ucciso con un solo proiettile esploso da circa 30 metri il capo dei “cavallini” Abderrahim Zack Mansouri, membro dell’omonima famiglia che governa lo smercio di palline nell’estrema periferia sud-est della metropoli. Le indagini di Procura e Squadra mobile e le testimonianze di chi frequenta abitualmente la zona hanno tratteggiato uno scenario da omicidio premeditato (sebbene il quarantunenne che tutti chiamavano “Luca” continui a ribadire di aver colpito "per paura") e tirato in ballo altri sei poliziotti con accuse molto pesanti che fanno pensare a un "sistema" più che a una sola "mela marcia" di cui sbarazzarsi.

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Il maxi controllo

Nel frattempo, in via Quintiliano c’è stato il cambio della guardia al vertice: Osvaldo Rocchi è stato rimpiazzato da Carmine Mele, in arrivo da Bonola. E ieri, su input della Prefettura e del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, è andato in scena il primo maxi controllo interforze dopo lo sparo del 26 gennaio. Un blitz che si è concentrato soprattutto sulle aree in cui i pusher si muovono abitualmente: lo sterrato che corre parallelo alle rotaie, poco prima di una curva che porta a un tunnel di cemento; la spianata di via Orwell; e gli anfratti di via Impastato, a due passi dalla rotonda del terminal bus. Controlli che si sono estesi a tutto il quadrante della città, a nord fino a Ponte Lambro e a ovest verso Corvetto, col supporto di carabinieri e polizia locale.

A operazione in corso, poco prima delle 17, un uomo non ancora identificato, verosimilmente di origine nordafricana, è stato travolto dal Napoli-Milano Centrale all’ingresso dello scalo ferroviario, restando incastrato sotto la carrozza 11 al binario 6: stando a quanto emerso dall’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, il trentacinquenne (questa la sua età apparente), che era appoggiato a un muretto, avrebbe atteso l’arrivo del convoglio per lanciarsi sotto; da qui l’ipotesi del gesto volontario.

Una tragedia che, secondo le prime informazioni, non ha alcun collegamento con quanto stava accadendo negli stessi minuti in via Cassinis e dintorni. Il bilancio finale è arrivato oggi: sono state identificate complessivamente 1.190 persone e controllati 393 veicoli, di cui 21 sanzionati. Sono state arrestate quattro persone per reati contro il patrimonio o in materia di stupefacenti, e altri 10 denunciati in stato di libertà. Sono stati adottati 16 ordini di allontanamento e accompagnati 11 stranieri in Questura per l'identificazione. Sequestrati anche ingenti quantitativi di sostanza stupefacente di diverso tipo, contanti e 470 kg di alimenti. Sono stati, inoltre, controllati 34 esercizi commerciali della zona, con elevazione di 12 sanzioni amministrative. Rimossi, a cura di AMSA, masserizie e arredi vari per un totale di circa 2.500 kg di rifiuti.

Ma stavolta i numeri passeranno certamente in secondo piano. Anche perché l’obiettivo di giornata non era quello di arrestare o sequestrare droga. O quantomeno non solo. Molto più importante, nell’ottica di chi gestisce i complicati equilibri che devono garantire la sicurezza all’ombra della Madonnina, far sentire la presenza delle forze dell’ordine e far capire che i comportamenti fuorilegge di una o più divise (basta la messinscena della finta pistola a certificarli, al netto delle contestazioni ben più gravi ma ancora tutte da dimostrare che stanno piovendo sulla testa di Cinturrino e degli altri) non hanno tramutato Rogoredo in una zona franca.

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