Il dolore al piede e il mancato alert: lunedì l’interrogatorio dell’autista del tramlink deragliato
Il Tramlink numero 7707 di traverso in viale Vittorio Veneto il 27 febbraio
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La versione fornita subito dopo l’incidente
Una versione dei fatti del conducente esiste già. Ed è quella che il dipendente Atm, con 34 anni di esperienza sui mezzi pubblici e descritto dai colleghi come molto prudente, ha fornito agli investigatori della polizia locale nelle ore immediatamente successive al’incidente che ha provocato la morte di Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky e il ferimento di altri 54 passeggeri.
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L’urto con la carrozzina e il malore
In sintesi, M., entrato in servizio alle 15.37 in piazza Oberdan, ha raccontato di aver aiutato un disabile in carrozzina a salire a bordo del tram della linea 9: in quel frangente, avrebbe urtato la sedia a rotelle con il piede sinistro, procurandosi un trauma all’alluce. Col passare dei minuti, il dolore sarebbe progressivamente cresciuto d’intensità, fino a diventare fortissimo. Dopo più di mezz’ora, le fitte avrebbero innescato una sorta di mancamento temporaneo, che lui ha sintetizzato così ai familiari: “Ho visto tutto nero”. La sincope vasovagale, come da diagnosi del Niguarda, sarebbe quindi alla base del salto di fermata in viale Vittorio Veneto e della non attivazione dello scambio all’incrocio con via Lazzaretto che in quel momento era in modalità “sinistra”.
Il tratto tra piazza della Repubblica e viale Vittorio Veneto a Milano, dove il tram è deragliato
Le comunicazioni
Il mancato comando e l’elevata velocità hanno quindi generato l’inevitabile fuoriuscita dai binari del Tramlink di ultima generazione, che, dopo aver impattato con la fiancata destra contro un platano, ha terminato la corsa impazzita contro il palazzo al civico 18. Stando a quanto risulta al momento, il conducente non avrebbe segnalato alla centrale operativa dell’azienda trasporti il dolore al piede: non risulterebbero comunicazioni pre-deragliamento tra la vettura 7707 e la control room di viale Monte Rosa, anche se la certezza arriverà solo dagli accertamenti su file audio e brogliacci sequestrati dagli agenti della Squadra interventi speciali guidati dal comandante Gianluca Mirabelli. Ce ne sarebbero due nei minuti successivi: nella prima, in particolare, l’uomo avrebbe detto confusamente “Male, male... deragliamento”.
La scatola nera
Con ogni probabilità, i magistrati chiederanno conto al sessantenne dell’alert mai arrivato e della possibile violazione del protocollo. Al contrario, l’autista avrebbe contattato dalle parti della Stazione Centrale (quindi al capolinea del 9 e prima di riprendere la marcia nella direzione opposta) un collega, lo stesso a cui aveva dato il cambio a Porta Venezia, per informarlo che si era fatto male. Le verifiche della Procura si stanno concentrando anche sul cellulare dell’autista, per escludere che la causa dell’incidente vada ricondotta a una distrazione fatale. Nei prossimi giorni, verrà aperta la scatola nera con le modalità dell’accertamento irripetibile: lì dentro ci sono registrati i dati di tutti i movimenti del Tramlink. Dati decisivi pure per capire se i sistemi di sicurezza, a cominciare dall’“uomo morto”, fossero attivati correttamente e siano entrati in funzione.
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