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Le mille anime di Achille Lauro

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26.02.2026

Achille Lauro durante la seconda serata di Sanremo 2026 (Ansa)

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Roma, 26 febbraio 2026 – Se non fosse per i tatuaggi sul volto, sembrerebbe un angelo. In total white sul palco di Sanremo 2026, Achille Lauro è il co-conduttore che non ti aspetti: sguardo sincero, parole misurate, intensità controllata. Eppure la sua storia all’Ariston racconta altro. Dalla tutina Gucci di Me ne frego nel 2020 all’omaggio glam a David Bowie, fino a Domenica nel 2022 e Incoscienti giovani nel 2025, Lauro ha costruito un percorso fatto di metamorfosi iniziato nel 2019 con Rolls Royce.

Nel 2019 Achille Lauro arriva al Festival di Sanremo tra i Big con Rolls Royce. È la 69esima edizione. Nato artisticamente nel rap underground, porta all’Ariston un’estetica e un linguaggio lontani dalla tradizione sanremese. Si classifica nono, ma è uno degli artisti più commentati. Il grande pubblico inizia a conoscerlo: Lauro De Marinis, questo il suo nome all’anagrafe, sceglie Achille Lauro come nome d’arte unendo il proprio nome a quello dell’eroe greco Achille. In passato ha spiegato che molti associavano il suo nome al celebre armatore napoletano, da qui la scelta.

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Me ne frego, il mantello e la tutina strizzata di Gucci

Nel 2020 è in gara tra i Campioni con Me ne frego e chiude all’ottavo posto. È un’edizione da vero divo. Arriva sul palco coperto da un mantello e poi lo lascia cadere. Sotto, una tutina aderente dorata firmata Gucci. La performance è dichiaratamente ispirata alla scena attribuita a Giotto sullo spogliarsi di San Francesco nella basilica superiore di Assisi. “Ho deciso di osare, qualcuno potrà dire che sono pazzo: sono disposto a correre il rischio”, spiega il cantante.Poi sfoggia un abito semi-trasparente con copricapo piumato, poi un look regale con parrucca e perle. La sera successiva omaggia il David Bowie del 1973, in versione Ziggy Stardust. Un riferimento preciso a un’idea di libertà artistica, espressiva, sessuale. A far discutere anche il bacio sul palco con il produttore Boss Doms, amico fin dall’adolescenza.

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Domenica e il gesto del battesimo

Nel 2022 torna al Festival con Domenica, accompagnato dall’Harlem Gospel Choir. Si classifica quattordicesimo. Durante la prima esibizione mima il sacramento del battesimo, versandosi dell’acqua sulla fronte. Spiega che si tratta di un omaggio al compleanno della madre, cattolica praticante. Il gesto viene considerato profano e partono le polemiche.

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Incoscienti giovani, la quarta volta in gara

Nel 2025 partecipa per la quarta volta al Festival con Incoscienti giovani. Si piazza settimo tra i Campioni. Il 22 febbraio, conclude la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 all’Arena di Verona. Indossa uno smoking Dolce & Gabbana e canta proprio quel brano davanti a un pubblico internazionale.

2026: da concorrente Big a co-conduttore

Alla 76esima edizione del Festival di Sanremo, Achille Lauro non è in gara. È co-conduttore della seconda serata è sceglie un look total white quasi angelico. Emoziona con un duetto con Laura Pausini in 16 marzo, brano incluso nell’album Io canto 2, tributo ai grandi cantautori italiani.

Poi commuove con l’omaggio alle quaranta giovani vittime dell’incendio di Capodanno nel locale “Le Constellation” di Crans-Montana. Canta Perdutamente, canzone diventata simbolo della tragedia dopo che Erica Didone, madre di Achille Barosi, l’ha intonata ai funerali del figlio. Con lui sul palco la soprano Valentina Gargano e un coro di venti elementi. Al termine dell’esibizione, visibilmente commosso, dice: “Se questo può aver confortato anche solo una persona e aver fatto del bene, è stato utile”.

A poche ore dal debutto come co-conduttore, Lauro pubblica sui social un carosello di immagini dei suoi Festival. Ripercorre il 2019, il 2020, il momento del mantello e della tutina, le critiche, le trasformazioni. E scrive: “Domani torno a Sanremo. Quanto mi ha dato questo palco, perso alla ricerca della vita che sognavo. Se ripenso al 2019, quando arrivai qui con Rolls Royce, sembrano passate tre vite. Ricordo ancora come mi guardavano quando, nel 2020, tolsi il mantello e restai solo con la tutina. Forse è vero quello che si dice: “Un uomo che ha un'idea diversa è solo un pazzo, finché quell'idea non gli cambia la vita”. Auguro a tutti i ragazzi, quest'anno, di essere liberi, audaci, affamati e coraggiosi. Di amare quello che stanno facendo con tutto sé stessi e che questo palco regali loro quello che sognano. E, mentre il tempo corre veloce, di riuscire a scrivere la loro storia per vivere instancabilmente liberi e felici”. Parole che riassumono il suo percorso all’Ariston: tra provocazione e spiritualità, tra arte e spettacolo. Metà angelo, metà demone.

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