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Rivolta degli studenti al Bellisario di Inzago, il presidio: "Troppe regole e divieti, il preside ci ascolti"

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06.03.2026

Regole e divieti, scatta la protesta: è braccio di ferro tra studenti e preside

Per approfondire:

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Inzago (Milano) – Il divieto di raduno nell’atrio e gli spazi contingentati all’intervallo, la carta igienica razionata, l’"obbligo di segnalazione" della presenza di fumo nei bagni e in generale, "regole e divieti eccessivi e nessun ascolto dei ragazzi", picchetto e presidio all’Istituto d’Istruzione superiore Marisa Bellisario di Inzago, istituto storico, una popolazione di quasi mille studenti da tutta la zona. Nel mirino della protesta il preside Gustavo Matassa e una linea dirigenziale bollata come eccessivamente autoritaria. La questione fumo e i "tre strappi" di carta igienica prescritti (da circolare, e da richiedere ogni volta al personale) per arginare i vandalismi nei bagni sono a margine del tema più caldo: la limitazione alla libera circolazione nella scuola, anche all’intervallo, da trascorrersi in classe o in prossimità delle classi ai due piani superiori. Una disposizione "digerita" in tempi Covid "ma che oggi - così i ragazzi - impedisce l’incontro e la socializzazione, importanti, noi crediamo, quanto la didattica".

Il presidio davanti all’istituto

Il braccio di ferro durava da giorni. Ieri il presidio, con striscione, megafono e fumogeni, monitorato dalle forze dell’ordine. Inutile un tentativo d’intervento del preside. La replica, poco dopo. "Le misure – così Matassa - hanno come primo obiettivo, imprescindibile, la sicurezza degli studenti. Come secondi, a loro volta importanti, la convivenza civile e l’assunzione di responsabilità. Accetto la contestazione. Aspetto proposte". Il picchetto fuori dalla scuola è scattato alle otto del mattino, preannunciato da alcuni giorni. "Se siamo qui, oggi, è perché chiediamo ascolto, ascolto vero, oltre a rispetto dei nostri rappresentanti e di tutti gli studenti - così Monica, una delle portavoce -. La scuola è luogo di didattica, ma, noi crediamo, anche di socializzazione, di vita in comune. Chiuderci nelle classi non risponde esattamente a questi obiettivi". La sicurezza: "Vanno trovate soluzioni diverse". L’ultimo incontro, in un clima di tensione, l’altro pomeriggio. Ma nulla di fatto.

La posizione del preside 

"Le cose devono cambiare - così uno degli organizzatori al megafono -: noi studenti, signor preside, siamo uniti. E anche tanti professori sono dalla nostra parte". Il preside. "Io comprendo – dice – la dimensione generazionale, è normale “abbattere i propri padri”. La costituzione, peraltro, tutela la libera espressione. Detto ciò però - prosegue - attendo la manifestazione di un’idea, soluzioni. Sinora non ne ho avute. Quindi è opposizione tout court, polemica sterile: ed è triste". Le problematiche: "Sulla sicurezza, mi spiace, non transigo. La struttura della nostra scuola è particolare, così come la disposizione delle vie di fuga. E a chi reclama l’intervallo “tutti insieme” nell’agorà al pianterreno ho detto di pensare a Crans Montana. Non succede mai. Ma può succedere".

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