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C’eravamo tanto amati. La giravolta di Donald: da “leader fantastica” a “senza coraggio”

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14.04.2026

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la premier italiana Giorgia Meloni alla Casa Bianca durante i colloqui sulla guerra in Ucraina il 19 agosto 2025 (Ansa)

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Roma, 14 aprile 2026 – C’eravamo tanto amati, dove Giorgia Meloni, agli occhi di Trump è passata da una leader fantastica, modello per l’Unione Europea, a una che non ha avuto coraggio. L’equilibrismo della premier italiana non è bastato a evitare quella che, fino alle prossime dichiarazioni presidenziali, sembra una rottura, con il tycoon che ormai, dopo la sconfitta di Orban alle elezioni ungheresi di domenica scorsa, non può più contare su spalle di rilievo nel Club di Bruxelles. Ma come è stato possibile che quel ponte che doveva teoricamente unire le due sponde dell’Atlantico sia crollato come un castello di carte?

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L’allontanamento è stato graduale, per quando accompagnato da una dose di imbarazzo crescente. Volendo ricostruire una ideale timeline, si dovrebbe partire almeno dal 2020, quando Meloni inizia a farsi strada come leader conservatrice anche nell’arena internazionale proprio grazie alla rete e ai media vicini al presidente americano, che allora reclamava ancora a Biden la vittoria del 2020. Anzi, negli ambienti MAGA, veniva considerata il volto sovranista più spendibile in Europa. Come non ricordare la prefazione scritta da Donald Trump in persona all’edizione americana del libro della premier?

Un’evidente ‘benedizione’ un po’ come quelle degli ormai noti meme presidenziali, ricambiata con affetto da Giorgia Meloni subito dopo la sua nomina a primo ministro. Una leader forte, cattolica, portatrice di valori tradizionali che avrebbe dovuto importare nel Vecchio Continente la visione di Trump. Era la premier italiana l’unica leader europea presente al suo insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2025. Quasi una nomina ufficiale a sua ambasciatrice a Bruxelles.

Giorgia Meloni e Donald Trump al Gaza Peace Summit di Sharm El-Sheikh (Ansa)

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Con un piccolo particolare: subito dopo la sua elezione, Trump ha iniziato a mostrare i limiti, forse sarebbe meglio chiamarle le storture, della sua politica estera. Dall’altra, Meloni ha capito che le posizioni del tycoon erano troppo inconciliabili con quelle di Bruxelles e quindi, da pontiere, si è messa a fare l’equilibrista, mantenendo una postura atlantista, solidamente nell’alveo della Ue, per quanto a modo suo, e della Nato, stando però sempre attenta a non irritare la Casa Bianca. 

Una prudenza comprensibile, visto che si parla di uno dei maggiori alleati dell’Italia, peccato che a Washington l’abbiano presa come una fase di raffreddamento. Da una delfina in terra d’Europa come Giorgia Meloni, si aspettava più fedeltà, o forse che facesse saltare per davvero l’Unione Europea.

Donald Trump e Giorgia Meloni: l'incontro alla Casa Bianca il 17 aprile 2025 (Ansa)

L’attacco all’Iran del 28 febbraio segna il punto di non ritorno. Con la sua frase ‘non approvo, ma non condanno’, Giorgia Meloni sceglie ufficialmente di non scegliere. Ma con la negazione della base di Sigonella da parte del Ministro Crosetto manda un messaggio chiaro. Esiste un limite persino al suo trumpismo personale, pena perdere credibilità davanti al suo elettorato, che non ama il presidente Usa e al resto del Club di Bruxelles. O forse il presidente è così fuori controllo che fa gli interessi della Ue, ma soprattutto dell’Italia. Trumpiana sì, insomma, autolesionista no.

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