L’altra faccia del calcio giovanile. Genitori nelle mani di agenti-squali. “Vuoi tuo figlio in A? Devi pagare”
L’altra faccia del calcio giovanile Genitori nelle mani di agenti-squali «Vuoi tuo figlio in A? Devi pagare» Il libro denuncia del cronista Giulio Mola: 300 euro per far girare i curriculum tra i club più prestigiosi «Molti accettano, per poi fare i conti con la delusione e l’esclusione dei ragazzi. Chi si rifiuta è tagliato fuori»
Per approfondire:
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SeguiciMilano, 7 aprile 2026 – “Se un ragazzo nasce con un dono, quel dono non appartiene né a procuratori né a dirigenti. È suo. Il calcio dovrebbe soltanto permettergli di mostrarlo al mondo, non affogarlo nei conti bancari degli adulti”. Parole sante di Gianni Rivera. “Se sei un bambino e vuoi inseguire un sogno, devi sperare che la tua famiglia abbia il portafoglio giusto. Altrimenti resti fuori, guardi gli altri, ti spegni”. Ma il talento non si compra. Una verità elementare. Si riconosce e si allena. Partendo dal calcio di strada. Un giuoco e una scuola di vita, meglio di quello delle accademie. Meglio i polverosi campi ‘peladi’ dove uno come Pelé è diventato il ‘Rei do futebol’ dalle magie a piedi scalzi con un pallone fatto di stracci. È lì che respiri l’essenza pura e romantica dello sport. Lì dove la scelta del campo te la giochi a ’bim, bum, bam’. Dove devi inventarti il dribbling per superare quello più grande di te. È lì che nascono i campioni e sboccia il talento.
Eppure troppo spesso, nella realtà, c’è “il calcio dei maneggioni e dei loschi individui, dei papà ambiziosi che abboccano alle sirene, degli stage fasulli, dei raggiri per qualche centinaio di euro, dei prigionieri di un cartellino che ti vincola anche quando non vuoi”. Ecco, Giulio Mola, responsabile della redazione Sport del quotidiano Il Giorno, “da padre, da giornalista e da appassionato che vive dall’interno questo mondo e lo vorrebbe diverso e più ’pulito’, ho deciso di raccontare senza alcuna censura quello che per anni ho visto e sentito seguendo mio figlio nei campetti della provincia o delle periferie metropolitane”.
La copertina del libro di Giulio Mola
Campetti non più polverosi, magari in erba sintetica, dove però cresce un sottobosco di “mercanti e imbroglioni” che ‘sporcano’ il calcio giovanile. E i sogni di bambini e ragazzi. Infilati dentro un borsone insieme alle scarpette. ’Piccoli calciatori. Grandi sogni’. Come il titolo del libro – edizione Diarkos, la prefazione dell’ex centrocampista Antonio Di Gennaro e l’introduzione del giornalista sportivo Franco Ordine – che Mola consegna (soprattutto) ai genitori per raccontare le due facce della medaglia. I tornei ‘panino e salamella’, i gesti di fair play, il sole negli occhi di un bambino che segna davanti al nonno a bordo campo. Ma pure i papà ultras, le mamme ambiziose, i ragazzini trattati come merce di scambio, gli allenatori della vittoria a ogni costo, dei falsi procuratori, delle promesse dei direttori (anti)sportivi e la disparità di genere. Un libro, certo. Ma soprattutto un viaggio fatto di domande, riflessioni, aneddoti e consigli. Storie che spesso sono diventate anche titoli di articoli e inchieste sulle pagine del Giorno. “Cattive abitudini” su cui la Procura federale ha aperto i primi fascicoli d’inchiesta per vederci chiaro.
Mola lancia il sasso senza nascondere la mano. Assicura che “ogni riferimento a persone esistenti o fatti realmente accaduti (non) è puramente casuale”. Per denunciare tutto quello che fa male al calcio. Come quell’agente che dice di “conoscere tantissime società, dalla Serie A alla Serie C” e chiede “300 euro come spese” per far girare il curriculum del ragazzo tra tutti i club. Un business sui sogni. Molte famiglie ci cascano, per poi fare i conti con l’esclusione e la delusione del proprio figlio o della propria figlia. Chi non si presta, è fuori rosa.
È vero, “non tutti hanno talento, ma c’è chi ha il coraggio (e gli attributi) di inseguire comunque un sogno”. Il sistema va cambiato? “Nessuno ha realmente voglia di farlo. Forse perché non conviene. E allora i bambini non sognano più”. Ma è qui che arriva il messaggio, quando mancano gli ultimi minuti al triplice fischio di un libro che è, a dire il vero, anche una partita nella vita. Un consiglio da mister. Di quelli saggi, vecchia scuola. Che nello spogliatoio sono “capaci di guidare. Di spronare. Di osservare. Di valorizzare”: “Ricordati che in fondo il calcio è solo un gioco. E non dimenticarti che c’è sempre una prossima volta”.
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