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Adelina, vittima due volte: degli sfruttatori e della burocrazia. Pavia le dedica un giardino

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08.03.2026

Adelina Sejdini si diede fuoco nel 2021 a 47 anni (Archivio)

Per approfondire:

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Pavia, 8 marzo 2026 – Sognava di morire da italiana perché questo era il "suo" Paese, quello che difendeva. Ma quando sulla carta d’identità le hanno cancellato lo status di apolide e le hanno scritto "albanese", Adelina ha provato a protestare rimediando un Daspo da Roma. Un provvedimento che ha portato la donna di 47 anni a sentirsi rifiutata fino a decidere di mettere fine alla sua vita avvolta nel tricolore.

Era l’autunno del 2021, ma la voce di Adelina che grida in piazza della Vittoria in difesa dei carabinieri, gli unici che le stavano sempre accanto, riecheggia ancora. Ad Adelina Sejdini, su richiesta del giornalista Lorenzo Blone e dell’amica Erika Rinaldi, alle 11 sarà intitolata l’area verde tra viale Campari e via San Giovannino. Uno spazio di libertà, quella stessa che lei, ex schiava della mafia albanese della tratta delle bianche, era stata costretta a conquistarsi a caro prezzo.

La storia

Non aveva ancora 15 anni Alma (come si chiamava all’anagrafe), quando era stata rapita a Durazzo, portata in Italia a bordo di un gommone e gettata per strada come uno straccio.

"Sono finita a prostituirmi nel Varesotto – aveva raccontato Adelina in una testimonianza letta durante la sua veglia funebre –, ho subito l’inferno delle torture e delle botte, tant’è che ancora oggi porto le cicatrici sul mio corpo. Ne ho una sulla gamba destra che mi hanno fatto aprendomi un taglio profondo con il coltello".

Ha subito sofferenze e umiliazioni fino a quando non è riuscita a spezzare le catene e a denunciare i suoi aguzzini facendone arrestare 40, denunciandone 80 e liberando dalla schiavitù 10 ragazze. "In Italia nessuna donna può prostituirsi da sola, neanche se lo vuole" era solita ripetere. Adelina amava l’Albania, ma per quasi 20 anni è stata costretta a spostarsi da una città all’altra per sfuggire a chi ancora le dava la caccia.

Le difficoltà

Nel 2019, però, quando le è stato diagnosticato un tumore al seno, accolta dalla Diocesi si è trasferita a Pavia per essere curata. Invalida al 100%, senza una casa e un lavoro, con molta fatica faceva periodicamente la spola tra il suo alloggio in centro e la questura per rinnovare il permesso di soggiorno.

"Ho tutti i requisiti – aveva l’abitudine di ripetere –, ho collaborato con la polizia, non capisco perché non posso essere italiana". Alla voce cittadinanza sulla sua carta d’identità c’erano tre x fino a quando non è tornata la nazionalità albanese.

Allora Adelina è partita per Roma, si è data fuoco davanti al ministero degli Interni che era retto da Luciana Lamorgese ed è stata ricoverata in ospedale. Alle dimissioni le è stato consegnato il foglio di via e Adelina se n’è andata per sempre.

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