La Lombardia e l’economia di guerra. Per i viaggi nel Golfo già 2.800 disdette e una stangata energetica da 2,3 miliardi
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Le previsioni sulle prossime festività
Secondo un’analisi elaborata da Business Intelligence Group (Big) su dati di traffico aeroportuale e spesa turistica internazionale, le prossime festività storicamente concentrano circa l’11-12% dei viaggi annuali verso il Golfo: 65-70mila viaggi dall’Italia e un giro d’affari di 115 milioni. Le prime indicazioni a livello nazionale stimano tra le 7 e le 8mila cancellazioni. Più di 15mila prenotazioni sono in attesa di conferma, con un valore a rischio compreso tra i 25 e i 30 milioni. La Lombardia è la regione che più alimenta il turismo in Medio Oriente, con una quota stimata tra il 32% e il 35% dei flussi nazionali grazie alla centralità dell’aeroporto di Milano-Malpensa per i collegamenti con Dubai, Doha e Abu Dhabi. Ogni anno si registrano tra i 190 e i 210mila viaggiatori lombardi. A Pasqua, in particolare, sono previste 23mila partenze dalla Lombardia per un giro d’affari che sfiora i 40 milioni.
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La Lombardia è la regione più esposta
Di queste 2.800 sono state cancellate e oltre 5mila sono in stand-by: a rischio 10 milioni. “La Lombardia è la regione più esposta ai collegamenti con il Golfo: da qui passa una quota rilevante dei viaggi turistici e business verso Asia e Oceania – sottolinea il sociologo e sondaggista Gianni Bientinesi, presidente di Big, azienda specializzata in studi e ricerche di mercato, geomarketing e analisi dati –. In un clima geopolitico così incerto, non è solo il turismo a rallentare: si raffreddano le prenotazioni, si allungano i tempi decisionali e una delle principali autostrade aeree dell’economia italiana diventa improvvisamente più fragile”.
Le conseguenze della guerra si stanno già facendo sentire sui viaggi verso oriente
Guardando all’estate, periodo in cui si concentra circa un terzo dei flussi annuali verso l’area del Golfo (190-200mila partenze, giro d’affari di oltre 330 milioni), la domanda potrebbe ridursi del 15-20% con una perdita potenziale di 30-40mila viaggi e un impatto economico superiore ai 60 milioni di euro. Dalla Lombardia sono attese circa 65-70mila partenze, per un mercato che supera i 110 milioni di euro.
Gli effetti sul costo del petrolio
L’effetto sul turismo a lungo raggio si aggiunge a quello più immediato provocato dall’incremento del costo del petrolio. Il prezzo medio del gasolio in Lombardia al self service supera i 2 euro al litro, quello della benzina l’1,80 (dati Ministero delle Imprese e del Made in Italy). La Cgia (Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre) ha diffuso uno studio: l’incremento di gas e petrolio provocherà un rincaro di 9,3 miliardi alle famiglie.
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La stima su scala provinciale penalizza il Milanese - seconda dietro a Roma - con mezzo miliardo in più (554 milioni) da dividere nelle utenze di luce gas complessive. Sesta a livello nazionale è Brescia, con 195 milioni in più, nona Bergamo con 170. Tra le prime venti province si trovano anche Varese (+138,2 milioni) e Monza e Brianza (+136,8). I comaschi subiranno invece un rialzo di 93,6 milioni; a Pavia l’aumento sarà di 88 milioni, a Mantova di 61,7, a Cremona di 54,5, a Lecco di 51,9. Rincari più contenuti in valori assoluti a Lodi (+35,1) e Sondrio (+28,5). Il prezzo per le imprese lombarde, calcolato a una settimana dal conflitto, ammontava a 2,3 miliardi in più nel 2026: tra i distretti più penalizzati dai rincari energetici figurano la gomma-plastica di Varese, il riso di Pavia, il seta-tessile di Como e i metalli di Brescia-Lumezzane.
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