Dagli inizi come ambulanti al negozio del Rondò, la libreria Tarantola chiude dopo 167 anni di storia
Giorgio Tarantola, titolare della libreria con Roberto Tarantola
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SeguiciSesto San Giovanni, 25 aprile 2026 – Il primo documento che attesta l’attività di librai è un lasciapassare del 18 marzo 1859 rilasciato dalla polizia del Ducato di Parma a un certo Francesco Tarantola. In Lunigiana, nel Pontremolese e nello specifico a Montereggio, fin dalla prima metà del XIX secolo alcune famiglie di contadini presero a esercitare il commercio ambulante di libri.
Andavano nelle grandi città e acquistavano dagli editori le giacenze di magazzino che rivendevano per le campagne con un carretto ambulante. Tra loro c’erano anche i Tarantola. Costantino, trisavolo dell’attuale titolare, gestì una bancarella a Milano a fine ‘800. Dopo tanto peregrinare con le gerle piene di volumi, nel 1920 il figlio Battista aprì la prima libreria in sede fissa a Monza. E nel 1941 l’insegna arrivò a Sesto San Giovanni.
Dopo 167 anni di storia e oltre 80 di presenza nella piazza del Rondò, ancora con le bancarelle sotto i portici, Giorgio e Roberto Tarantola ieri hanno annunciato la chiusura con un post sui social.
Quindi, i tarantolati del libro salutano per sempre?
“La libreria andava ancora bene - risponde Giorgio Tarantola - ma era tempo di guardare al medio e lungo termine e prendere una decisione. Da anni ricevevo ciclicamente un’importante proposta per dare in affitto il negozio. Rifiutavo, questa è la storia della mia famiglia. Ora, ragionando non solo con il cuore, è stata la scelta giusta. Mi sarei comunque trovato a farla tra una decina di anni, senza figli cui passare il testimone, e una situazione sicuramente diversa”.
Quanto hanno pesato la crisi del settore e la crisi della piazza sestese?
“Parto dalla seconda: nulla. Ho parlato tanto in questo periodo con Matteo Hoepli che ha chiuso nel luogo più elegante di Milano. Quindi, la situazione di Sesto e del quartiere Rondò (al centro di recenti polemiche sul degrado, ndr) non c’entrano”.
E la situazione dell’editoria?
“Il libro non è più il contenitore di idee per eccellenza. Le idee circolano con altri strumenti, come il web. Il libro in sé non è né buono né cattivo: semplicemente non è più l’unica forma di contenuto o, comunque, non è più quella privilegiata. Oggi, se vogliamo un approfondimento, abbiamo i podcast. Il settore è in profonda trasformazione. E siamo in un momento di forte cambio dei consumi, ogni anno c’è un fattore che erode il potere acquisto. E, in questa crisi, gli acquisti si spostano o cessano”.
Una storica immagine della libreria Tarantola (Spf)
Insomma, con la cultura non si mangia?
“Io vivo a Monza. Da qualche anno l’evoluzione, la difficoltà del commercio di vicinato, si è fatta sentire anche da noi. Quando i negozi iniziano a chiudere, si innesca un circolo vizioso. Il mondo sta cambiando e, in modo molto serio, abbiamo dovuto analizzare quali risorse avevamo ancora da sfruttare”.
Ha scritto di essere sereno. Non pesano sulle spalle 167 anni di storia?
“Certo. Infatti ho scritto sereno e non leggero. È stata una decisione presa con consapevolezza. Rimandata da tempo proprio perché ne sentivo il significato e il carico”.
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Tra i fondatori del Premio Bancarella, il più antico d’Europa e l’unico gestito da librai, editori nel 1945 di Indro Montanelli, eletti nel 2018 migliore libreria d’Italia. Cosa vi resta?
“Le mille relazioni con gli autori e i clienti. Le relazioni umane costruite. Siamo stati inondati da commenti strazianti, occhi lucidi. Oggi (ieri, ndr) per assurdo ho venduto più che alla vigilia di Natale. Credo che a metà della prossima settimana avremo venduto tutti i libri rimasti e, a quel punto, chiuderemo. Non volevo trascinarla alla lunga e prolungare la commozione”.
Il nome dei Tarantola resterà nel mondo del libro?
“C’è un cugino a Belluno: ancora resiste”.
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