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Omicidio Rogoredo, caccia al filmato con le botte di Cinturrino al pusher in carrozzina

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28.02.2026

Carmelo Cinturrino soccorso dopo lo sparo fatale a Abderrahim Mansouri

Per approfondire:

Articolo: Omicidio Rogoredo, trasferiti gli altri poliziotti: “Carmelo era violento” ma da loro mai un alert. Gli strani silenzi in commissariatoArticolo: La lettera di Cinturrino dal carcere: “Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto, pagherò per il mio errore”. La famiglia Mansouri: “Ammazzare non è uno sbaglio”Articolo: La messinscena smentita. Così il testimone afghano ha creato "la prima crepa"

Milano, 28 febbraio 2026 –  L’arresto del poliziotto Carmelo Cinturrino, indagato per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, sembra aver scoperchiato un vaso di Pandora. Dopo tanto silenzio, si moltiplicano le segnalazioni sul poliziotto, che prima ha sparato e poi inscenato la legittima difesa, posizionando un’arma accanto al corpo del pusher ventottenne.

Le  botte a Vasile Puskas

La Procura, da quanto si apprende, è intenzionata a vagliarle tutte, con la dovuta accortezza. Una di queste parla di un video. Un video girato da Mansouri o da qualcun altro (non è ancora chiaro), in cui si vedrebbe Cinturrino che picchia Vasile Puskas, il disabile in carrozzina deceduto nei mesi scorsi che frequentava abitualmente la zona del boschetto e che in diverse occasioni sarebbe stato colpito anche con un martello per costringerlo a consegnare soldi e droga.

Il mistero del video con la violenza

Gli investigatori della Squadra mobile, coordinati dal pm Giovanni Tarzia e guidati dal dirigente Alfonso Iadevaia e dal funzionario Francesco Giustolisi, stanno lavorando per capire innanzitutto se qualcuno sia effettivamente in possesso del filmato e se l’esistenza di quei fotogrammi abbiano reso ancor più tesi i rapporti tra Cinturrino e Mansouri. Il marocchino, peraltro, sarebbe stato uno dei pochi a opporsi alla presunta logica del “pizzo” imposta da ’Luca‘; che dal canto suo ha respinto più volte al mittente questi veleni, definendosi in una lettera dal carcere “onesto e servitore dello Stato”.

Indagini in corso

Un altro capitolo riguarda le valutazioni di nuove ipotesi di reato a carico del quarantunenne, tra le quali l’estorsione. Dai racconti incrociati dei tossicodipendenti, infatti, è emerso un quadro di violenze e minacce sul modus operandi di ’Thor”.

Il poliziotto Carmelo Cinturrino, arrestato per l'omicidio del pusher Zack Mansouri, e la lettera scritta dal carcere

Di scenari simili hanno parlato pure tre dei quattro colleghi del commissariato Mecenate accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso, che però non avrebbero mai segnalato i comportamenti fuorilegge ai diretti superiori. A tal proposito, l’inchiesta si sta concentrando pure sull’omessa denuncia da parte loro; e al momento non risultano altri indagati su quel fronte.

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“Sul lavoro non opera in maniera trasparente, è violento con le persone fermate e arrestate. Mi è capitato di vedere che a volte (Cinturrino ndr) sequestra la sostanza stupefacente per tenersela, non credo che ne faccia uso o la rivenda, credo la utilizzi per fare arresti sospetti”, ha testimoniato il ventottenne S.P., al quale l’assistente capo affidò il compito di recarsi in ufficio a prendere la valigetta con la riproduzione della Beretta 92 poi sistemata accanto al corpo di Mansouri.

“Smentisco ogni infamità: non ho mai chiesto a spacciatori di darmi sostanze stupefacenti o denaro, io lì facevo arresti”, si difende invece Cinturrino, che intanto resta in carcere a San Vittore.

Reazioni alle accuse

Per il gip Domenico Santoro, l’assistente capo aveva la “volontà” di uccidere e se lasciato in libertà “potrebbe commettere ulteriori gravi reati della stessa specie, con l’uso di armi o di altri mezzi di violenza personale”.

Abderrahim Mansouri, 28 anni, aveva precedenti per spaccio, rapina e lesioni

Sul caso si è espresso ieri anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che, riferendosi alle prese di posizioni politiche a difesa del poliziotto, avvenute senza aspettare l’esito delle prime indagini, ha detto: “Non va mai strumentalizzato quel che succede sul fronte della sicurezza. Però bisogna ripartire da due tematiche, una organizzazione più adatta ai tempi e una maggior coerenza tra le leggi e come si gestisce il crimine”.

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Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha invece detto: “I commenti vengono fatti liberamente secondo quelle che sono le evidenze del momento. Poi gli scenari possono cambiare. Va dato atto alla Polizia di Stato di aver saputo far emergere anche cose che non erano rinvenibili nell’immediatezza”.

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