Tesoro criminale delle mafie in Lombardia: sequestrate oltre 3.300 proprietà e confiscate 124 aziende
Lorenzo Frigerio referentedi Libera per la Lombardia chiede di destinare il 2% del Fondo Unico Giustizia al riutilizzo dei beni confiscati
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Trent’anni della legge fortemente voluta da Libera
A 30 anni dalla legge 109/1996, approvata dal Parlamento il 7 marzo grazie anche al milione di firme raccolte su impulso di Libera, questo è il bilancio lombardo dei beni confiscati alle mafie. Si tratta dei numeri più elevati tra le regioni del Nord, segno dell’ampio lavoro di forze dell’ordine e autorità giudiziarie, ma anche emblema della penetrazione della criminalità organizzata, soprattutto della ‘ndrangheta, anche in Lombardia.
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Un enorme lavoro corale che, dopo 30 anni, chiede però uno scatto ulteriore, come sottolineato da Libera che sta portando avanti la campagna “Diamo linfa al bene“, per chiedere di difendere la legge 109/1996, destinando il 2% del Fondo Unico Giustizia al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Un gesto concreto per fare uno scatto in più per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi.
In Lombardia 1950 immobili confiscati e dati in uso alla società civile
Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata elaborati da Libera (al 23 febbraio), in Lombardia sono 1.995 i beni immobili (particelle catastali) confiscati e destinati mentre 1.309 gli immobili ancora in gestione e in attesa di essere destinati.
Mentre le aziende sono 124
Sul lato delle aziende, sono 124 le aziende confiscate e destinate mentre sono 240 quelle ancora in gestione. A ieri, la piattaforma dell’Ansbc conferma questi dati, con qualche unità di scarto: 2.014 i beni destinati, 1.377 quelli in amministrazione.
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Tra le province, il totale tra sequestri e confische vede al primo posto Milano con 1.561 beni immobili, seguita da Monza con 389, Brescia con 288, Varese con 240, Bergamo con 172, Como con 169. Per quanto riguarda le aziende, a Milano ce ne sono 146 in amministrazione (quindi da destinare), 23 a Brescia, 10 a Bergamo, 5 a Como, 2 a Lecco e Sondrio.
Libera e la destinazione del 2% del Fondo
“Destinare il 2% del Fondo in cui confluiscono i beni mobili confiscati – spiega Lorenzo Frigerio, referente di Libera per la Lombardia – significa che una parte di quelle risorse possono essere utilizzate per ripristinare i luoghi, alleggerendo il compito delle realtà che poi vanno a gestirle. Spesso questi beni vengono vandalizzati dai precedenti proprietari; inoltre, dal sequestro alla confisca passano anni, quindi ci sono spese di manutenzione”.
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Come spiegato anche da Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, “non tutti i beni, lo sappiamo, si prestano a essere sfruttati per esigenze pubbliche. Ma in molti casi a creare sfiducia e abbandono è la mancanza di risorse iniziali. Dobbiamo, allora, fare uno scatto in più, uno sforzo più deciso per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi”.
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