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Lombardia, ecco il flop del decreto flussi: solo il 6% degli immigrati per lavoro è in regola

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24.02.2026

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Milano, 24 febbraio 2026 – Gli ingressi per lavoro basati sui flussi? Il sistema continua a produrre risultati inefficienti, perché non rispondono all’esigenza del mercato del lavoro, per non dire preoccupanti, in quanto lascia molti lavoratori nell’illegalità. A quasi due anni dai click day del 2024, in Lombardia, su 40.194 domande pervenute alle prefetture, sono stati richiesti solo 2.226 permessi di soggiorno, pari a poco più del 5,5%; per il 2025, si è saliti a poco più del 6% (2.214 permessi di soggiorno richiesti, 36.222 domande pervenute con i click day).

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Per lavorare basta il nulla osta: nel 2024, sono stati rilasciati 6.639 (il 16% delle domande), nel 2025 sono stati 8.864 (23%) in Lombardia. L’analisi emerge dai dati inediti che la campagna "Ero straniero” ha presentato, con dettaglio per le singole prefetture, nel IV rapporto annuale sugli esiti della procedura d’ingresso per lavoro della programmazione flussi triennale 2023-25, aggiornati a dicembre. L’analisi monitora l’intera filiera del decreto flussi, attraverso i dati ottenuti da accessi civici ai ministeri competenti (Interno, Lavoro e Affari esteri) e alla Presidenza del Consiglio.

I numeri e i problemi

La campagna è promossa da A Buon Diritto, ActionAid, Asgi, Federazione Chiese Evangeliche Italiane, Oxfam, Arci, Cnca, Cild. Anche il passaggio dei visti vede numerosi esiti negativi, per effetto della decisione del Governo di intensificare i controlli verso i quattro paesi ritenuti “a rischio“ rispetto a truffe e illeciti (Bangladesh, Pakistan, Sri Lanka e Marocco).

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Il sistema, oggi, appare più “pulito“, quanto meno sulla carta: meno domande, meno pratiche sospese, meno visti formalmente non rilasciati ma, in realtà, i nuovi filtri e i controlli introdotti hanno spostato il blocco ad inizio procedura, allungando i tempi prima del rilascio del visto e restringendo l’accesso ai canali regolari, con il rischio concreto di spingere lavoratori e lavoratrici verso canali irregolari. Quantificare quante persone sono diventate irregolari non è facile, perché non è possibile conoscere dalle banche dati dei ministeri quante persone sono effettivamente entrate in Italia, ma si può effettuare una stima: per i flussi 2024, si parla di 1 su 7 di chi è entrato per lavorare, per il 2025 1 su 2.

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Si tratta, spesso, di lavoratori e lavoratrici vittime di truffe, che hanno pagato alcune migliaia di euro a presunti intermediari, datori di lavoro o aziende fittizie in cambio dell’assunzione, salvo arrivare in Italia e non avere da loro più notizie. Una soluzione per evitare che queste persone diventino irregolari, contrastando precarietà e sfruttamento, già esiste. Si tratta della possibilità, prevista da una circolare del Viminale, di concedere un permesso di soggiorno per attesa occupazione a chi, una volta in Italia, rilevi l’indisponibilità del datore o della datrice di lavoro a finalizzare l’assunzione, quando tale situazione non è loro imputabile. Finora, il ricorso a tale tutela è stato minimo.

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