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Lombardia e le domande di disabilità. Carenza di medici e più burocrazia: richieste arenate

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02.04.2026

Drastico calo delle domande di riconoscimento delle disabilità: colpo di tempi lunghi e super burocrazia

Per approfondire:

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Milano, 2 aprile 2026 – Sulla carta, resta una buona riforma, guidata da principi condivisibili per costruire progetti di vita delle persone con disabilità che superino la logica delle prestazioni assistenziali frammentarie. Nella realtà, tuttavia, l’attuazione del decreto legislativo 62/2024 (la cosiddetta Legge Delega sulla Disabilità), sperimentata con grandi difficoltà nel Bresciano nel 2025 e partita nel 2026 anche nelle province di Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia e Sondrio (per un totale di 40 province in Italia) sconta il peso della carenza di medici, col rischio di rallentare persino l’accesso ai diritti basilari delle persone con disabilità.

Calo drastico delle richieste di invalidità civile

«Il dato più allarmante – spiega Mario Bailo, coordinatore della Uil Brescia, che martedì ha organizzato un momento di confronto proprio sulla riforma – è stato il calo drastico delle richieste di invalidità civile nei primi mesi della sperimentazione. A Brescia si è registrato un crollo dell’84% delle domande nel solo mese di gennaio 2025 rispetto alla media dell’anno precedente. Secondo noi, questo non indica un miglioramento della salute pubblica, ma l’incapacità dei cittadini di interfacciarsi con il nuovo sistema telematico e burocratico, giudicato troppo complesso e privo del supporto necessario».

Il ruolo delle commissioni

Cosa è accaduto? Di fatto, la riforma sposta la competenza delle commissioni valutative della disabilità interamente all’Inps, che, tuttavia, in Lombardia vive una forte situazione di criticità per la carenza di medici, a fronte di una mole di lavoro imponente. Secondo gli ultimi rendiconti, nel 2024, nel complesso, sono state 419mila le domande di invalidità civile arrivate alle diverse sedi provinciali lombarde, con Milano, Brescia e Bergamo al primo posto. Il tempo medio di elaborazione delle domande è di 102 giorni, con dilatazioni soprattutto per la parte sanitaria più che per quella amministrativa. Ci sono, però, province con tempi più virtuosi, come Lecco (58 giorni), Bergamo (66) e Mantova (68), e province come Milano, Como, Cremona, Varese, che superano la media lombarda.

Il lavoro di valutazione sanitaria svolto dalle Asst passa in carico totalmente all’Inps

Con la riforma, la situazione rischia di peggiorare, perché il lavoro di valutazione sanitaria svolto dalle Asst passa in carico totalmente all’Inps, che ha quindi la necessità di reclutare più medici, ma anche di avere delle sedi per le visite. Nel Bresciano, ad esempio, si sono perse molte commissioni periferiche (quella dal Val Camonica sarà ripristinata a maggio, grazie alla disponibilità dell’Asst camuna). Si è arrivati addirittura al paradosso che Ats Brescia, a luglio, ha messo a disposizione 25 suoi medici, mai convocati perché non c’erano le commissioni. Nel collo di bottiglia venutosi a creare per l’allungamento dei tempi, e nel frattempo, ci sono state persone, malati oncologici, che sono decedute prima di ottenere la certificazione della disabilità.

L’aumento dei costi

«Non dimentichiamoci inoltre che con la sperimentazione, il certificato è diventato molto più articolato, sostituendo di fatto la domanda – ricorda Bailo – e di conseguenza facendo lievitare i costi per i cittadini che sono arrivati in alcuni casi a toccare i 180-200 euro per una prestazione che dovrebbe essere garantita per l’accesso a un diritto fondamentale». Per questo, in molti, dai sindacati allo stesso Inps di Brescia, ma anche la Regione Lombardia con gli assessori Guido Bertolaso e Simona Tironi avevano chiesto al Governo di rimandare l’avvio nelle altre province, ma si è andati avanti per non perdere i fondi Pnrr.

«Chiediamo al Ministro competente, ad un anno dall’entrata in vigore della sperimentazione, di presentare una relazione pubblica – ha dichiarato il Segretario Confederale Uil, Santo Biondo – guardando al 2027, quando la riforma diventerà pienamente applicativa».

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