Bergamo, condivide video intimo: a processo il “regista” 57enne
Bergamo, “regista” nei guai Condivide video intimo: a processo
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Articolo: Visite intime filmate con la videocamera, finto ginecologo e produttore cinematografico verso il processo per abusi sessualiArticolo: Bergamo, rapporti con l’alunna quindicenne: ai domiciliari prof delle superioriBergamo – Il processo è per diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza consenso. E in questo caso il video in questione è inequivocabile. Imputato un cinquantasettenne: secondo l’accusa avrebbe girato un video amatoriale con la parte offesa, una quarantaseienne di origini brasiliane, senza il suo consenso. Video che avrebbe dovuto rimanere privato e che invece è circolato tra amici dell’imputato e della parte offesa, grazie a whatsapp con un messaggio molto chiaro: “Guardalo fino alla fine e riconosci chi è”.
Tribunale di Bergamo
La denuncia
La denuncia che ha fatto scattare l’indagine è del giugno 2022. È emerso che quel video è stato visto da diverse persone, almeno una ventina, come è emerso ieri in aula. Un passo indietro. L’imputato e la parte offesa all’epoca si frequentavano, ma tra i due non ci sarebbe mai stata una vera e propria relazione sentimentale. Ambiente sopra le righe: sullo sfondo, a fare da cornice, anche l’uso di sostanze stupefacenti. I due vivevano assieme nell’abitazione dell’imputato; lui le voleva bene, un amore, secondo la sua versione, corrisposto anche sotto le lenzuola. Fino a quel video girato dall’uomo senza la volontà della donna. E quando i carabinieri, in seguito alla querela, sono andati a casa di lui per dare seguito a un decreto di perquisizione (per via del filmato) i due erano assieme.
Il processo
Ieri davanti al giudice Rillosi (pm Magnolo) sono stati sentiti un paio di testi che conoscono l’imputato e la vittima e che hanno visionato il filmato a luci rosse. Uno dei testi ha dichiarato di aver ricevuto una telefonata della vittima, era agitata, piangeva al telefono proprio per via di quelle immagini che la ritraevano in una situazione esplicita. E non poteva certo pensare che sarebbe stato diffuso, come è avvenuto, tant’è che lei non voleva rimettere la querela, era convinta ad andare avanti.
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