Atabasca, il mondo in un disco: e se qualcuno ha il numero di Quentin Tarantino (o Paolo Sorrentino)...
Gli Atabasca: da sinistra Luca Mongia, Paolo Mazziotti e Valerio Pompei (Claudia Sicuranza)
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Viene quasi difficile pensare di trovarsi di fronte a un primo passo nel panorama discografico, anche se i tre Atabasca non sono certo dei novellini nel mondo musicale, essendo stati impegnati negli ultimi vent’anni nei più diversi progetti. Tant’è.
Il trio composto da Luca Mongia (chitarre, lap steel, tastiere, voce), Paolo Mazziotti (basso, tastiere, voce) e Valerio Pompei (batteria, percussioni, voce) mostra una maturità invidiabile, da mettere alla prova nel live di giovedì 26 marzo al Biko di via Ettore Ponti.
La ridda di buone notizie – a margine di un’intervista attraverso la quale scoprirli – si completa con il secondo esordio “di giornata”. Atabasca, infatti, è il primo lp targato Killer Groove, neonata etichetta indipendente romana di bellissime speranze, creatura di Daniele Flamini, label manager che dopo essersi fatto le ossa in altre realtà (per esempio la milanese Record Kicks) ha deciso di gettarsi a capofitto in un’avventura più che coraggiosa, armato solo di buon gusto, entusiasmo e antenne ben drizzate. E anche in questo caso speriamo che il “solo” sia di troppo.
Come descrivereste il vostro sound a chi non vi ha mai ascoltati?
“Probabilmente Cinematic Funk è la definizione che più ci rappresenta, anche se non ci piace molto essere etichettati”.
Cosa si deve aspettare chi vi verrà ad ascoltare live al Biko?
"Ci piace pensare che l’ascoltatore viva il nostro spettacolo come un viaggio che attraversa paesaggi sempre diversi alla scoperta di deserti e verdi altipiani, per poi buttarsi a capofitto verso spiagge esotiche e paesaggi lussureggianti. Il tutto trovando il tempo per momenti introspettivi, intimi e sensuali. Per usare una metafora cinematografica il nostro obiettivo, quando suoniamo dal vivo, è abbattere la ‘quarta parete’ fra pubblico e palcoscenico”.
Come vi siete trovati a lavorare con un'etichetta appena nata come la Killer Groove?
"Si può dire che con Killer Groove Records sia stata ‘attrazione a prima vista’. Daniele è un appassionato e cultore di musica con un curriculum di tutto rispetto in ambito discografico. Allo stesso tempo è una persona che ha tanto entusiasmo e tanta voglia di fare e di crescere: un matching perfetto per il progetto Atabasca.
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Cosa distingue il vostro progetto da altre esperienze italiane e internazionali analoghe?
Forse la cosa che più ci distingue è la voglia di far sentire la nostra appartenenza culturale, la nostra ‘italianità’. Questo approccio fa sì che il suono di Atabasca sia il risultato di tante influenze, ma con un comune denominatore rappresentato dall’attenzione alle melodie e dall’investimento sul aspetto canoro dei temi. Non a caso nei nostri pezzi sono spesso presenti impasti vocali da noi stessi eseguiti, vocalizzi ma anche termini del tutto inventati che cerchiamo di fondere come meglio si può con il tappeto musicale”.
La copertina del disco degli Atabasca, prima uscita della Killer Groove records
Cosa avete ascoltato durante la lavorazione del disco?
"Più che da ascolti specifici la lavorazione del disco è stata guidata da spunti e suggestioni che ognuno di noi portava durante le sessioni di scrittura e registrazione: abbiamo spaziato molto, dal funk al jazz alla library music".
C'è un disco o un artista - italiano e non - che mette d'accordo tutti i componenti del gruppo, sia come influenza sia come puro piacere nell'ascoltarlo?
"L’elenco sarebbe lunghissimo! Abbiamo comunque ascolti che ci accomunano ed altri meno, anche in questo crediamo ci sia un fattore di forza e arricchimento. Tra gli ascolti di ognuno di noi ci sono sicuramente artisti quali Bill Frisell, John Scofield, Medeski Martin & Wood, Gadd Gang, Tortoise, gli islandesi ADHD, oltre ai grandi compositori italiani di musica da film (Morricone, Piccioni, Umiliani, Ortolani), e artisti più contemporanei come Altin Gün, Khruangbin, La Lom. E tanti altri”.
Quanta importanza date alle scelte tecniche, dalla strumentazione ai mezzi per l'amplificazione fino ai metodi di registrazione?
"Il suono, la ‘voce’ di ogni strumento per noi è di fondamentale importanza ed è parte integrante del processo di ricerca, di quello creativo e di sperimentazione. Ci piace comunque usare strumenti diversi per avere un'ampia tavolozza di colori. Altra scelta fondamentale per la costruzione del sound sta nella scelta di registrare quasi tutto in presa diretta per catturare l'emotività del momento”.
Se doveste scrivere una colonna sonora per un film, di che genere sarebbe e che regista scegliereste?
"Più volte è successo che associassero il nostro sound ai film di Tarantino. Chiaramente sarebbe un sogno collaborare con un regista di questo calibro, ma sarebbe anche stimolante sonorizzare un film in stile Nouvelle Vague o collaborare con Paolo Sorrentino”.
Il release party degli Atabasca è in programma giovedì 26 marzo al Biko di via Ettore Ponti, 40. Apertura porte alle 21. Biglietti (con tessera Arci obbligatoria) a 8 euro in prevendita su Dice, a 10 euro all’ingresso. Prima e dopo il concerto dj set con Nick Record Kicks, Larry Manteca, Daniele Flamini, Andrea Fabrizi.
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