Omicidio Ravasio, dalla perizia psichiatrica doccia fredda per Massimo Ferretti e Igor Benedito: “Lucidi e consapevoli il giorno del delitto”
Adilma Pereira e Fabio Ravasio
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SeguiciParabiago (Milano), 20 aprile 2026 – La perizia psichiatrica chiarisce uno dei punti più delicati del processo per l’omicidio di Fabio Ravasio: gli imputati erano lucidi e consapevoli. Nessun vizio di mente, dunque, nessuna incapacità di intendere e di volere. Il documento, depositato davanti alla Corte d’Assise di Busto Arsizio, riguarda Massimo Ferretti e Igor Benedito, quest’ultimo alla guida del veicolo, coinvolti nell’agguato del 9 agosto 2024, quando Fabio Ravasio venne ucciso in un’azione costruita per far sembrare che l’uomo fosse rimasto vittima di un investimento da parte di un pirata della strada (al volante del veicolo c’era Benedito) lungo la provinciale tra Busto Garolfo e Parabiago.
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Una figura centrale
Si arricchisce dunque di un nuovo sviluppo, che ha anche le caratteristiche del colpo di scena, il processo a carico della “mantide di Parabiago”, Adelma Pereira Carneiro, 50 anni, a processo per l’omicidio del 52enne parabiaghese. Secondo i periti, Ferretti – indicato come figura centrale nella vicenda – era pienamente in grado di comprendere e decidere al momento dei fatti. Nella relazione vengono analizzati diversi aspetti della sua personalità: fragilità emotive, bisogno di relazioni, momenti di sofferenza e senso di impotenza. Elementi reali, ma che, spiegano gli esperti, non raggiungono il livello di una patologia tale da ridurre la responsabilità penale.
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In altre parole, Ferretti può aver vissuto una situazione personale complessa, ma questo non significa che non fosse consapevole delle proprie azioni. Uno dei punti più discussi riguarda il rapporto con Adilma Pereira. Dalle carte emerge una relazione intensa, che nel tempo avrebbe avuto un peso importante nelle scelte dell’imputato. Secondo la sua versione, questo legame avrebbe influenzato il suo comportamento fino a intrecciarsi con la pianificazione dell’agguato. La difesa ha sostenuto proprio questa linea: Ferretti sarebbe stato sottoposto a una forte pressione psicologica, parlando anche di un possibile “controllo coercitivo”. Una tesi supportata dalla consulente di parte, che ha descritto un contesto fatto di paura, suggestione e condizionamento.
Ravasio e Adilma Pereira in un momento felice della loro relazione
La valutazione
Tuttavia, la Corte non ha ritenuto necessario approfondire ulteriormente questo aspetto, e la perizia ufficiale resta chiara: non ci sono elementi clinici sufficienti per parlare di incapacità. Anche per il 27enne Igor Benedito, che era alla guida dell’auto utilizzata per simulare l’incidente, le conclusioni sono le stesse. È stata esclusa la presenza di disturbi di personalità o condizioni patologiche. Alcuni aspetti personali, come il rapporto con la madre Adilma, vengono considerati normali e non indicativi di problemi clinici. Il risultato è un passaggio importante nel processo: per gli esperti, entrambi gli imputati hanno agito con piena consapevolezza. Ora spetterà alla Corte d’Assise valutare tutti gli elementi emersi – dalle relazioni personali alla ricostruzione dei fatti – per arrivare a una decisione finale. Ma su un punto, almeno, la perizia non lascia spazio a dubbi: chi ha agito, sapeva quello che stava facendo. Era lucido e consapevole.
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