Follia sul treno a Varese, svizzero prende a pugni il controllore e lo manda in ospedale: arrestato
Un treno Tilo che collega la Svizzera all'Italia (Immagine di archivio)
Per approfondire:
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Il richiamo e gli insulti
Tutto nasce da un richiamo apparentemente banale: il volume della musica troppo alto, l’invito ad abbassarlo, poi la richiesta del biglietto. Ma il quarantenne, sprovvisto di titolo di viaggio, reagisce male. Anzi, malissimo. Insulti, minacce – anche di morte – e un clima che si fa subito incandescente.
L’aggressione e i pugni
Quando il treno arriva alla stazione di Varese e scatta l’invito a scendere, la situazione degenera. In un attimo si passa dalle parole ai fatti: l’uomo colpisce il controllore con pugni al volto, lo manda a terra, gli rompe gli occhiali. Una scena violenta, improvvisa, che lascia il personale ferroviario sotto shock. Il controllore finisce in ospedale con una prognosi di dieci giorni.
Uno dei controllori in servizio sul Tilo (Immagine d'archivio)
A fermare l’aggressore intervengono gli agenti della Polizia ferroviaria di Varese. Per lui scattano le manette con l’accusa di lesioni personali a pubblico ufficiale: un reato pesante, che può costargli da due a cinque anni di reclusione.
L’udienza in tribunale
L’episodio, avvenuto sabato sera sul convoglio partito da Lugano, si trascina poi in tribunale. Davanti al giudice Letizia Bibbiani, l’uomo prova a ribaltare la versione dei fatti, sostenendo di essere stato lui la vittima. Una ricostruzione che però non convince: viene ritenuta inverosimile. Emergono anche precedenti a suo carico in Canton Ticino, tra cui guida sotto l’effetto di stupefacenti e minacce alle autorità. Un quadro che pesa sulla sua posizione.
Il divieto di dimora nel Nord Italia
Dopo la convalida dell’arresto, arriva la scarcerazione, ma con una misura severa: divieto di dimora in Lombardia, Piemonte e Trentino Alto Adige. In pratica, fuori dal Nord Italia in attesa del processo per direttissima, rinviato a metà giugno su richiesta della difesa. Resta l’eco di una serata che poteva essere ordinaria e che invece si è trasformata in un episodio di violenza gratuita. E ancora una volta a pagare il prezzo più alto è chi, ogni giorno, lavora sui treni per garantire sicurezza e servizio ai passeggeri.
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