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Delitto Bossi a Cairate, Andrea ucciso con ferocia per soldi e “fare la bella vita”

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19.03.2026

Da sinistra: Douglas Carolo, Andrea Bossi e Michele Caglioni

Per approfondire:

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Cairate (Varese), 19 marzo 2026  –  Lo hanno ucciso per soldi. Non per bisogno, non per disperazione. Ma per “fare la bella vita”. È questa la verità più cruda che emerge dalle motivazioni della sentenza con cui, lo scorso dicembre, Douglas Carolo e Michele Caglioni Marangon sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio di Andrea Bossi.

Andrea Bossi

Novantaquattro pagine depositate ieri che non lasciano spazio a dubbi. Il giudice Daniela Frattini mette nero su bianco un movente tanto semplice quanto spietato: «la ricerca di soldi facili», neppure necessari per vivere, visto che entrambi potevano contare sul sostegno delle famiglie.

Approfondisci:

La pm non fa sconti a Douglas Carolo e Michele Caglioni: “Hanno ucciso Andrea Bossi senza pietà e per denaro, meritano l’ergastolo”

Un quadro che inchioda i due imputati anche sul piano umano e processuale. «Nessun comportamento corretto», «assenza di sincera resipiscenza», «dichiarazioni marcatamente inattendibili»: parole pesanti, che restituiscono l’immagine di due giovani incapaci di assumersi davvero le proprie responsabilità. Ora i difensori – gli avvocati Vincenzo Sparaco, Matteo Rona e Nicolò Vecchioni – si preparano alla battaglia in Appello davanti alla Corte d’Assise di Milano.

Un’aggressione a due, senza via di scampo

La ricostruzione dei giudici è netta: Carolo e Caglioni agirono insieme, con ruoli perfettamente equivalenti. Nessuno spettatore, nessuna esitazione.

Solo un’azione coordinata e brutale

Il delitto si consumò il 26 gennaio 2024 nell’appartamento di via Mascheroni, dove Andrea Bossi, 26 anni, viveva da pochi mesi. A parlare sono le prove: la dinamica ricostruita dal medico legale, le condizioni del corpo – trovato dal padre dodici ore dopo – e le tracce di sangue analizzate dai carabinieri.

Un dettaglio colpisce più di tutti: Andrea non ha avuto il tempo – o la possibilità – di difendersi. «Nessuna lesione da difesa» è stata rilevata. Segno che l’attacco fu simultaneo, improvviso, senza margine di reazione. Altrimenti, spiegano i giudici, sarebbe difficile giustificare anche il silenzio: nessuna urla, nessuna richiesta di aiuto, nonostante i vicini – disturbati dal rumore – fossero a pochi metri.

La violenza estrema

Prima i colpi al volto, inferti con una pentola trovata sulla scena. Poi la coltellata alla giugulare, fatale. Andrea rimase in vita ancora per alcuni minuti, tra cinque e dieci. Un tempo drammatico, in cui i due aggressori rimasero nell’appartamento, insieme, in silenzio.  Nessuno dei due si fermò. Nessuno chiese aiuto. Nemmeno quando una vicina bussò alla porta, irritata dal trambusto. Un delitto che, nelle parole dei giudici, non lascia spazio a interpretazioni: freddo, lucido, consumato per denaro. E che ora attende il prossimo capitolo in Corte d’Appello.

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