Lo spettacolo del braciere olimpico all’Arco della Pace: ecco perché (se avete un po’ di pazienza) “ne vale pena”
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Milano, 16 febbraio 2026 – Se vi state chiedendo se a Milano si senta o meno l’atmosfera delle Olimpiadi, provate a fare un giro in zona Arco della Pace, nel tardo pomeriggio. Sì, perché in questa zona iconica, con vista privilegiata sul Castello Sforzesco e cinta dalle braccia del Parco Sempione, si trova il braciere olimpico. Il calderone è diventato in questi giorni una meta obbligata tra chi desidera assaporare l’aria di Milano-Cortina senza dover necessariamente assistere a una gara ufficiale o acquistare gadget a tema. Ogni giorno, infatti, dalle 18 alle 23, allo scoccare di ogni ora, il braciere è al centro di uno spettacolo (di meno di cinque minuti), con giochi di luce e musica. Un mini-show, a costo zero, che sta impazzando anche sui social. E non solo.
Corsa al posto migliore
E così – in particolare nel weekend ma non solo – la zona dell’Arco della Pace viene letteralmente presa d’assalto da centinaia e centinaia di persone. Chi può arriva con largo anticipo per accaparrarsi un posto “in prima fila” e con visibilità migliore (o “addirittura” un gradino per sedersi). Chi si riduce all’ultimo si deve accontentare di spazi laterali o posizionamenti strategici (distanti, ma con una buona visuale). Attenzione, però: potrebbe passare un tram e “rovinarvi” il programma, impedendovi di vedere lo show.
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Arrivare in extremis non è improbabile, dal momento che i mezzi pubblici di superficie attivi in zona, nella fascia oraria dello spettacolo del braciere, procedono a rallentatore, tra traffico e ali di folla di persone sui marciapiedi. Trovare un parcheggio nei paraggi? Un’impresa. Il consiglio è quindi quello di spostarsi – se possibile – a piedi o di considerare larghi tempi di percorrenza. E se vi spostate in bici, non pensiate di “avventurarvi” troppo vicino al braciere. Meglio lasciare (e legare) la due ruote a una distanza ragionevole.
Passiamo allo spettacolo. Come detto si tratta di pochi minuti in cui il calderone olimpico si anima con un dialogo tra fasci di luci e le musiche del Maestro Roberto Cacciapaglia. I colori passano dal bianco del sole al blu della notte, dal rosso del fuoco al verde della speranza, fino all’oro.
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“Ne vale la pena?”si chiede chi non ha ancora visto lo spettacolo (ma magari ha intenzione di farlo). Quel che è certo è che si tratta di un grande, immenso, rito collettivo. La sensazione di essere – nel proprio piccolo – parte di qualcosa. Qualcosa che è – e questa non è una critica – anche molto “instagrammabile”, cosa che aiuta. E quando tutto finisce e la fiumana di gente si avvia verso la metropolitana più vicina (tendenzialmente il flusso è diretto su Cadorna) le facce sono soddisfatte. In fondo ci si porta dietro un pizzico di magia dei Giochi. “Che poi quando ci ricapita che siano a Milano?”, commentano in tanti, scivolando a passo lento lungo le strade che avvolgono il Parco Sempione.
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