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Il ritorno di Rosalía nel Lux Tour: “Questo album è un salto nel buio”

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24.03.2026

L’artista Rosalía Vila Tobella

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Assago (Milano) – Centosettantadue settimane e sei giorni dopo quel Motomami World Tour piovuto tra le gradinate in deliquio del Forum per colonizzare pure il popolo italico (e centoquarantaquattro dopo il bis all’Ippodromo del galoppo), Rosalía torna ad Assago col nuovissimo Lux Tour, portato al debutto alla LDLC Arena di Lione solo otto giorni fa. Un viaggio nei suoi mondi in cui trova posto pure quella “Mio Cristo piange diamanti” in italiano che rappresenta una tra le sorprese della sua ultima, operistica, fatica discografica “Lux”, registrata con la London Symphony Orchestra (cantato in ben 13 lingue diverse) per provare a fondere musica, storia e spiritualità. Probabilmente, il giro di concerti indoor più atteso di questa primavera.

Il ritorno della diva catalana 

La diva catalana compare in scena immobile con i capelli neri raccolti, un body bianco e un tutù rosa, come una proiezione scultorea della stranota ballerina di Degas, per poi danzare sulle punte lasciando esplodere “Sexo, violencia y llantas”, primo frammento di un “Lux” che si fagocita oltre metà scaletta, compresa la conclusiva “Magnolias”, in cui Rosalía si regala una riflessione sulla morte chiedendo all’ascoltatore di lanciare magnolie sulla sua bara. “Questo album è una deviazione ‘luminosa’ rispetto a tutto ciò che ho fatto finora: un salto nel vuoto, ma con un’orchestra pronta ad accogliermi” racconta nelle interviste la trentatreenne di Sant Cugat del Vallès, all’anagrafe Rosalía Vila Tobella, affiancata sulla scena da un corpo di ballo in cui trova posto pure la vincitrice di “Amici” Giulia Stabile.

"Un disco che respira in maniera diversa”

“Ho scelto di confrontarmi con archi, fiati, percussioni, imparando il linguaggio di ogni strumento e dialogando idealmente con i grandi compositori del passato mossa da una domanda al tempo stesso semplice e vertiginosa: ‘Cosa posso dire oggi io che sia davvero mio?’. ‘ll viaggio è partito da lì. Ho guardato alla musica classica non come ad un museo, ma come ad un’opportunità: che ho afferrato per iniziare a scrivere da un’altra prospettiva, cambiando pelle alle canzoni, reinventando strutture e dinamiche. Il risultato è un disco che respira in maniera diversa: più ampio, più teatrale, ma anche più intimo, di quelli che l’hanno preceduto. Raccontare storie è il mio modo di stare al mondo: la musica, per me, è il mezzo, il veicolo che porta idee, emozioni, visioni”. 

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