Dargen D’Amico e il nuovo album contro gli stimoli inutili: “Desideriamo più di ciò che abbiamo bisogno. Felicità significa ridurre il superfluo”
Il rapper e cantautore Dargen D’Amico, 45 anni, pseudonimo di Jacopo Matteo Luca D’Amico, presenta il nuovo album
Per approfondire:
Articolo: Chi è la fidanzata di Dargen D’Amico, Giulia Peditto: lo yoga, l’amicizia con Veronica Ferraro e InstagramArticolo: Dargen D’Amico premiato da Amnesty International per la canzone “Onda alta” sul dramma delle migrazioni via mareMilano, 26 marzo 2026 – “Avrei potuto chiamarlo ‘L’essenziale’, ma quel titolo se l’era già preso Mengoni…”. Così Dargen D’Amico ha scelto di battezzare la sua nuova fatica discografica “Doppia mozzarella” che presenta ai fans milanesi domani pomeriggio, 27 marzo - alle 17:30 - con un instore alla Mondadori di Piazza Duomo. “Ho utilizzato la metafora della ‘doppia mozzarella’ per descrivere il bombardamento continuo di stimoli a cui siamo esposti, capace di spingerci a desiderare sempre di più, andando ben oltre i nostri reali bisogni”.
Quanto c’è del pezzo di Sanremo in quest’ultimo album?
“Il conflitto uomo-macchina di ‘Ai ai’ attraversa tutto il disco. L’unica scelta ‘calcolata’ della scaletta è stata mettere come ultima traccia ‘Ipertesto’, che riprende gli stessi dubbi di quel brano, ma con uno stile più libero e vicino al flusso di coscienza. Un album a cui ho lavorato per più di due anni, infilandoci riflessioni maturate nel tempo da cui derivano elementi ricorrenti tra le canzoni”.
In questi due anni lo stato d’animo com’è cambiato? Visto che in “Pianti grassi” dice “sono pessimista, però è una fase” qual è l’umore di queste tredici canzoni?
“C’è sicuramente la coscienza di d evitando di riempire le giornate di stimoli che spesso si riducono a semplici consigli per gli acquisti. Ogni novità viene presentata come la soluzione definitiva alla nostra felicità, ma con l’esperienza si impara a guardare la realtà in modo diverso: forse è proprio riducendo il superfluo, e non accumulando oggetti, che si riesce davvero a concentrarsi su ciò che è essenziale”.
Dargen D’Amico presenta il nuovo album
C’è più “doppia mozzarella” in una metropoli come Milano o in provincia?
“Ricevendo tutti i medesimi stimoli da media e social, siamo diventati praticamente un corpo praticamente unico e quindi, soprattutto nelle giovani generazioni, la visione assimilabile. Questo al di là del fatto che, in qualsiasi luogo d’Italia tu sia, finisci col trovare gli stessi negozi, lo stesso abbigliamento, lo stesso cibo. La mia città rimane però la mia città. E mi piace ancora viverla, scoprirla, girandola a passo d’uomo la mattina presto o la sera tardi evitando con cura le zone turistiche e quelle dello shopping”.
Appuntamenti dal vivo?
“Ci sarà un tour estivo che mi porterà in giro per il Bel Paese tutta l’estate con tappa finale il primo ottobre all’Alcatraz”.
Spettacolo tematico, con al centro l’A.I.?
“No, perché io solitamente cerco di riproporre, in scala, un po’ tutta la mia discografia. Quindi darò spazio a queste nuove canzoni, ma pure a quelle degli album precedenti. Sicuramente, però, l’A.I. ci sarà. Perché l’A.I. è ormai dappertutto. Fa parte delle nostre vite e, purtroppo, anche delle nostre morti a giudicare dall’utilizzo che ne viene fatto nei bombardamenti dall’alleanza americano-israeliana”.
Dargen D’Amico Pupo e Fabrizio Bosso sul palco durante l'ultimo Festival di Sanremo
A proposito, sul tema della guerra ha presentato a Sanremo una versione della “Su di noi” di Pupo fusa con “Il disertore” di Boris Vian e le parole di Papa Francesco nel finale. Che impatto ha avuto sul popolo del Festival?
“Non saprei, sono convinto però che il bisogno di uscire da questo clima permanente di tensione e conflitto non riguardi solo me, ma sia un sentimento condiviso. Viviamo in un contesto in cui l’allarme è costante, in cui il riarmo torna a essere considerato normale, persino necessario, e dove si diffonde una narrazione che riapre alla guerra come possibile soluzione. È qualcosa che inquieta, e credo non solo me, ma molte persone nel nostro Paese. Proprio per questo è importante continuare a esprimersi, a prendere posizione e a non dimenticare mai che abbiamo una voce”.
E gli artisti su questo scenario che ruolo hanno?
“Gli artisti non sono un blocco unico: prima di tutto sono persone, cittadini con idee e sensibilità diverse. Più che chiedersi cosa debbano fare gli artisti, ha senso domandarsi cosa possiamo fare tutti come cittadini. E la risposta è: molto. A partire dalle scelte che facciamo, sostenendo chi ha il coraggio di riconoscere ciò che accade e di assumersene la responsabilità, invece di voltarsi dall’altra parte di fronte a decisioni prese anche in nostro nome”.
Dall’alta partecipazione di ragazzi al referendum è arrivato un segnale confortante.
“Molto confortante. Stiamo recuperando fiducia nel cambiamento che le nostre azioni possono generare, nella pressione che siamo in grado di esercitare, e di conseguenza anche negli altri, nei nostri vicini. Stiamo tornando a guardare davvero le cose”.
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