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Spacciatore ucciso, la contromossa di Cinturrino: denuncia i testimoni per calunnia

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10.04.2026

L’ex assistente capo Carmelo Cinturrino, 49 anni, in tribunale

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Milano, 11 aprile 2026 – Richieste di soldi e droga da parte di Carmelo Cinturrino, che era “corrotto fino all’osso”, ma anche presunte complicità di altri agenti durante i servizi nel “boschetto“ di Rogoredo. La minaccia che l’ex assistente capo della polizia di Stato, in carcere per aver ucciso il 26 gennaio il 28enne Abderrahim Mansouri, architettando poi una messinscena per accreditare la versione della legittima difesa, avrebbe proferito pochi giorni prima dell’omicidio: “Digli a Zack (il soprannome di Mansouri, ndr) che lo ammazzo”.

Dichiarazioni che un 39enne italiano, tra i “fantasmi“ che frequentano l’area verde alla periferia di Milano, aveva messo a verbale davanti al pm Giovanni Tarzia e ieri ha confermato nell’incidente probatorio fissato dal gip Domenico Santoro per “cristallizzare“ le testimonianze di sei pusher e tossicodipendenti che, senza fissa dimora e con esistenze precarie, potrebbero sparire.

“Anch’io sono stato colpito più volte con un martello da Cinturrino – ha ribadito il 39enne davanti al gip – ferocemente alle costole. Per due volte mi ha detto di far sapere a Zack che prima o poi lo avrebbe ammazzato”.

La contromossa

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In aula era presente anche Cinturrino, 49 anni, che ha denunciato i testimoni per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, false informazioni e calunnia. Una linea difensiva volta all’attacco emersa anche nell’udienza a porte chiuse, dalle domande ai testi, dalle numerose contestazioni e dai dubbi sollevati sulla loro “attendibilità”.

Un faccia a faccia, quindi, tra Cinturrino e i suoi accusatori, che stanno confermando quel quadro di violenze e soprusi emerso dalle indagini della Squadra mobile. Tra i sei uomini convocati (in aula anche il fratello della vittima arrivato dalla Spagna) l’afghano di 31 anni che era lì quando è stato ucciso Mansouri, freddato con un colpo di pistola da una distanza di quasi 30 metri. Un altro agente presente (tra i poliziotti indagati) avrebbe risposto all’uomo, che chiedeva conto dello sparo, che quello era un “fuoco d’artificio”. Tra gli atti depositati, anche la testimonianza di una amica di Mansouri. Il marocchino le avrebbe riferito che “voleva gestire tutto il poliziotto” e anche che “si sentiva seguito”.

Abderrahim Mansouri, pusher di 28 anni ucciso dal poliziotto Carmelo Cinturrino

Un altro testimone, ora in carcere, ha spiegato al pm che Cinturrino potrebbe aver ammazzato Mansouri “per questioni di affari” legati allo spaccio. Poi ha parlato di un “vigile pelato” che “girava con una mazza”, riconoscendolo in una delle foto mostrate.

L’intervento

Sulla vicenda è intervenuto, durante la festa della polizia, il questore di Milano Bruno Megale, ribadendo “il rigore con cui verranno trattate queste infedeltà” e sottolineando “gli sforzi per impedire che possano ripetersi tali comportamenti”.

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