Cecchini di Sarajevo, spuntano una società di security per i safari e retroscena horror: i fiocchi rosa o azzurri per i bambini uccisi e i brindisi nella villa bergamasca
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Gite da 340 milioni di lire
Una “gita” criminale che “alla fine gli costò 340 milioni di lire perché dovemmo corrompere anche due cetnici serbi che ci spuntarono dietro le spalle”. Sono inquietanti elementi riferiti da un testimone indicato come “il francese”, che in passato aveva fatto parte dell’organizzazione dietro le quinte dei viaggi criminali, allo scrittore Ezio Gavazzeni. Racconti riportati nel volume “I cecchini del weekend“, edito da PaperFirst e da oggi in libreria, già confluiti negli esposti presentati alla Procura di Milano con la collaborazione della criminologa Martina Radice e degli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini, ex magistrato esperto di terrorismo. Dal lavoro di scavo del team, tra documenti recuperati e decine di testimonianze raccolte, è scaturita un’inchiesta coordinata dal pm Alessandro Gobbis che conta al momento tre indagati per omicidio volontario, accusati di aver sparato a Sarajevo.
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Fiocchi intrisi di sangue
Viaggi che secondo il “francese” fruttavano all’organizzazione una “montagna di soldi” in contanti, le tariffe che ricchi italiani pagavano per sparare, portando a casa un macabro souvenir. “Il trofeo era un bossolo – è il racconto della fonte – sul quale l’accompagnatore indicava con un colore quale era il bersaglio colpito: azzurro o rosa per un bambino-bambina, ragazzo-ragazzina; rosso per uomo; rosso e verde se militare; giallo se donna; giallo e verde se donna militare; nero e azzurro se anziano; nero e rosa se anziana”. Emergono contatti oscuri fra l’agenzia di security e società a Londra o in Belgio, legami con “la malavita organizzata balcanica o russa alla quale spettava parte del denaro ricavato, pronta a ricattare o minacciare gli “arcieri“ (la parola che in gergo indicava i cecchini, ndr) se non pagavano” il dovuto.
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“Gira voce che un paio di attori Usa abbiano cecchinato – ha spiegato la stessa fonte –. Io ho portato dentro solo gente ricca ma non famosa. Giusto un paio sono conosciuti a livello popolare da voi in Italia perché si vedono sui giornali oppure in tv”. Il possibile nome di uno di loro, l’imprenditore che avrebbe speso 340 milioni di lire, sarebbe stato indicato alla Procura di Milano, in una lista di altri uomini su cui sono in corso accertamenti.
Rolex e macchinoni
L’indagine di Gavazzeni ha toccato anche Parma, con sospetti su un’agenzia di viaggi che da anni ha cessato le attività, e in un altro filone Trieste. È stato indicato come possibile luogo di partenza un’ex carrozzeria, una fonte parla anche di un possibile legame con un traffico di farmaci verso i Balcani: “Tutti con il Rolex, tutti i macchinoni arrivavano lì e li posizionavano nella carrozzeria e loro, poi, partivano con queste Volvo con lo stemma della Croce Rossa”. A bordo uomini che sarebbero “legati alle case farmaceutiche”, che si sarebbero camuffati da missione umanitaria per passare i confini. Venivano “dalla Lombardia, gente di Vicenza, Bergamo, Verona”. Racconta di una serata in una villa a Serina, nella Bergamasca, dove uno dei cecchini “ci ha invitato a bere qualcosa da lui sotto le feste di Natale”: un brindisi criminale che riemerge dalle nebbie di trent’anni fa.
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