Induno Olona, il doppio dramma degli Ambrosino: figlio ucciso e padre in carcere
alice
Per approfondire:
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SeguiciInduno Olona (Varese) – L’interrogatorio di garanzia in carcere del presunto killer. Due nuovi arrestati, entrambi da sentire in giornata. E una famiglia, gli Ambrosino, che si è trovata prima ad affrontare l’uccisione del figlio trentenne Enzo e ieri le manette per il padre Gennaro, a sua volta ferito nella rissa mortale. Nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Enzo Ambrosino, a Induno Olona nella notte tra il 10 e l’11, è fissato per oggi nel primo pomeriggio l’interrogatorio di garanzia dei due arrestati ieri per rissa aggravata: Gennaro Ambrosino, 65 anni, padre della vittima; e Dimitri Corona, 27 anni, figlio di Gesuino Corona, il primo a finire in cella con l’accusa di omicidio: avrebbe sferrato lui la coltellata fatale tra i colpi di mazza ferrata e bastoni di legno. Gli interrogatori si svolgeranno da remoto: Gennaro Ambrosino è detenuto a Como, Dimitri Corona a Pavia.
"Mi sono lanciato nella rissa per salvare mio figlio"
Nel frattempo nel carcere dei Miogni si è svolto ieri anche l’interrogatorio di garanzia di Corona senior davanti al gip Marcello Buffa. Il cinquantenne è stato ascoltato per tre quarti d’ora alla presenza del pubblico ministero Marialina Contaldo, titolare dell’inchiesta. Assistito dagli avvocati Domenico Margariti e Annalisa Abate, ha confermato la versione resa nei giorni precedenti: “Mi sono lanciato in mezzo alla rissa per salvare mio figlio, non volevo fare del male a nessuno”. Una linea difensiva che punta a ridimensionare l’intenzionalità del gesto, collocandolo nell’ambito di una colluttazione sfuggita di mano. La Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere, la difesa ha avanzato l’istanza degli arresti domiciliari, sottolineando l’assenza di precedenti penali e le condizioni fisiche di Gesuino Corona, anche lui ferito durante il pestaggio e appena trasferito dall’ospedale al carcere. Il giudice si è riservato la decisione.
Via Porro a Induno Olona (Varese) dove Enzo Ambrosino è stato massacrato
L’inchiesta e il nodo del movente
Parallelamente l’inchiesta si allarga ad altri protagonisti dell’omicidio. Gli investigatori stanno cercando di chiarire il ruolo di tre persone che si sarebbero allontanate da via Porro a bordo di un’auto subito dopo la violenza: sarebbero già stati identificati come slavi. Resta centrale il nodo del movente: un debito di poche centinaia di euro, dovuto dal ventisettenne arrestato ieri alla vittima, che avrebbe alimentato tensioni già emerse nei giorni precedenti. Una cifra modesta, ma sufficiente a innescare una faida tra le due famiglie, maturata nel tempo e degenerata l’altra notte. Sul fronte difensivo Gennaro Ambrosino è assistito dall’avvocato Paolo Bossi, i familiari suoi e della vittima dall’avvocato Marco Lacchin. Bossi, impegnato nell’analisi degli atti, non anticipa dichiarazioni ma nemmeno nasconde di essere rimasto sorpreso dalla decisione dell’autorità giudiziaria di procedere all’arresto del proprio assistito, ferito alla testa durante la rissa e soprattutto colpito dal lutto per il figlio.
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