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La scommessa sul Lingotto

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25.05.2026

C'è voluto un manager cresciuto nella vecchia scuola Fiat per riportare Stellantis con i piedi per terra. Antonio Filosa non ha usato parole sconvolgenti, non ha parlato di fallimento e nemmeno di resa, ma il significato del nuovo piano industriale è chiarissimo: la stagione dell'integralismo elettrico targato Carlos Tavares è definitivamente chiusa. E non poteva che finire così. Per anni il gruppo automobilistico nato dalla fusione tra Fca e Psa ha inseguito una strategia costruita più per soddisfare Bruxelles e gli officianti della finanza sostenibile che il mercato reale dell'automobile. Margini elevati, utili record, costi compressi, dividendi abbondanti: sulla carta un modello quasi perfetto. Ma nel frattempo Stellantis produceva sempre meno auto, aumentava i prezzi ben oltre la capacità di assorbimento della clientela e investiva molti miliardi sull'elettrico in un mercato che continuava a chiedere ibride, benzina più efficiente e diesel evoluti. Tavares era convinto che i consumatori si sarebbero adattati alla rivoluzione green. È accaduto il contrario. L'elettrico ha rallentato in Europa, si è fermato negli Stati Uniti e nel frattempo i costruttori cinesi hanno conquistato quote di mercato con costi inferiori e tecnologie competitive. Oggi Stellantis paga il conto di quella folle scommessa ideologica: impianti sottoutilizzati, quote di........

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