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Gli ayatollah ricompattano anche la Nato

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10.03.2026

Della Repubblica islamica di Khamenei resta solo il cognome. La cordata di Mojtaba e le rivalità

Il G7 valuta il rilascio delle scorte di greggio, ma non siamo in uno scenario di crisi stile anni Settanta

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Le milizie filoiraniane attaccano i giacimenti petroliferi in Iraq

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A una settimana e un giorno dall’inizio della guerra, una Guida suprema è stata uccisa e un’altra è stata eletta, un padre è morto, un figlio lo ha rimpiazzato e i pasdaran, alleati del primo, sono diventati i kingmaker del secondo.

Ma la sintesi dei fatti e la necessità di riempire il vuoto provocato dalla morte di Ali Khamenei nel solco di una continuità di visione e di intenti che non arretri di un millimetro davanti al nemico è solo una parte della storia. L’altra, che si sta già consumando furiosamente in queste ore, parla di rivalità, di lotte intestine, di una generazione rivoluzionaria contro un’altra e di un arroccamento del regime su una base sempre più chiusa e più stretta. Tra i candidati alla successione Mojtaba era non solo il meno qualificato dal punto di vista religioso e il più inesperto dal punto di vista politico: il figlio di Khamenei era pure l’unico a non aver ricoperto incarichi pubblici.

L’unico a non aver pronunciato un discorso in un piazza o un’orazione in una moschea. Mojtaba, fino all’altro ieri, era il........

© Il Foglio