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Ora la critica. Ma in Ue Schlein firmò una risoluzione per adottare la definizione di antisemitismo dell'Ihra

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05.03.2026

Nel 2017, da europarlamentare, fu tra i firmatari di un testo (presentato da Metsola) che invitava gli stati ad adottare la definizione ora contestata. Votò anche a favore nello scrutinio parlamentare. Il documento

Per il Pd (a eccezione di sei senatori) la definizione di antisemitismo dell'Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) era irricevibile. Per questo, ufficialmente, il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia, vicino a Elly Schlein e alla segreteria, ha detto no al ddl per il contrasto all'antisemitismo approvato ieri al Senato. Eppure, a ben vedere, quella stessa definizione il Pd in passato l'ha sostenuta. A partire da Elly Schlein che, com'è già noto, l'aveva fatto a livello europeo. E' proprio su questo passaggio che è utile operare una ricostruzione dei fatti.

Il 29 maggio 2017 Roberta Metsola (attuale presidente del Parlamento europeo) e Heinz K. Becker, a nome del Partito popolare europeo, presentarono una proposta di risoluzione "sulla lotta contro l'antisemitismo". Tra i co-firmatari del testo, accanto a un'altra esponente italiana come l'ex ministra della Salute Cecile Kyenge, c'era proprio Elly Schlein. E cosa prevedeva quella risoluzione? Al punto uno sottolineava che "l'incitamento all'odio e ogni forma di violenza contro i cittadini europei ebrei sono incompatibili con i valori dell'Unione europea". Mentre al secondo punto invitava "gli stati membri e le istituzioni ed agenzie dell'Unione europea ad adottare e applicare la definizione operativa di antisemitismo utilizzata dall'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (IHRA), al fine di sostenere le autorità giudiziarie e di contrasto nei loro sforzi volti a identificare e perseguire con maggiore efficienza ed efficacia le aggressioni antisemite, e incoraggia gli stati membri a seguire l'esempio del Regno Unito e dell'Austria in proposito". Tra gli altri punti della risoluzione c'era un "plauso alla nomina del coordinatore della Commissione per la lotta contro l'antisemitismo" e un sollecito "alla Commissione a predisporre tutti gli strumenti e il sostegno necessari affinché tale funzione sia espletata con la massima efficacia possibile". Ma anche un "invito agli Stati membri a nominare coordinatori nazionali per la lotta contro l'antisemitismo". Cosa che poi in effetti avrebbe fatto il governo Conte II, istituendo un coordinatore per la lotta all'antisemitismo presso Palazzo Chigi. E adottando proprio la definizione dell'Ihra (nel gennaio 2020, quando Francesco Boccia era ministro per gli Affari regionali).

Schlein poi, insieme a tutto il gruppo dei Socialisti europei, votò un emendamento alla risoluzione, presentato il 30 maggio 2017, per chiedere che "qualsiasi definizione di antisemitismo dovrebbe operare una netta distinzione tra l'incitazione, diretta o indiretta, alla violenza, all'odio o all'intolleranza nei confronti degli ebrei e la giustificazione di tali fenomeni, da un lato, e, dall'altro, il legittimo esercizio della libertà di espressione, come la critica delle azioni dello Stato di Israele". Emendamento che non fu approvato. Ciò detto, l'1 giugno 2017, quando la risoluzione si votò nella plenaria del Parlamento europeo, Schlein non fece mancare il suo voto all'approvazione definitiva (nel gruppo dei Socialisti e democratici votarono contro Andrea Cozzolino e Massimo Paolucci, mentre si astenne Antonio Panzeri). 

Curioso: la stragrande maggioranza dei parlamentari di csx (tranne 6) non vota il ddl contro l'antisemitismo sostenendo che la definizione sia........

© Il Foglio