menu_open Columnists
We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close

Con “LIVE?”, i Mombao aprono un interrogativo sulla musica dal vivo, e non lo chiudono

18 0
08.03.2026

Da X Factor a casa vostra. Il duo formato da Damon Arabsolgar e Anselmo Luisi pubblica un album costruito su registrazioni di concerti, overdub e patchwork temporali. Non è un live né un disco in studio: è una domanda. Che circola in vinile, di salotto in salotto, lontano dalle piattaforme

In ogni concerto c’è sempre una scena che tutti vivono ma che i nostri ricordi – digitali o mentali – non mostrano mai, anche perché c’è poco da mostrare: quella in cui il concerto finisce. Il pubblico si dissolve lentamente, i corpi scivolano fuori dalla stanza, e ciò che è accaduto non ha più luogo. E’ irripetibile, non c’è modo di tornare indietro. Con buona pace delle stories e dei videini sfocati che conserviamo nello smartphone, per mai più rivederli. Ora c’è un disco che su questo paradosso ha messo le fondamenta. Si chiama “LIVE?”, e il punto interrogativo non è un vezzo grafico ma il nodo teorico dell’intera operazione. I Mombao, duo formato da Damon Arabsolgar e Anselmo Luisi, lo hanno pubblicato il 27 febbraio per Electric Carpet Records, in vinile e digitale, e già questa frase richiede una correzione: il disco non è sulle piattaforme di streaming. Verrà distribuito fisicamente, di casa in casa, durante un giro di ascolti collettivi nei salotti della loro tribù (sinonimo a sangue caldo dell’impalpabile e antipatico “community”). Su Spotify il disco è composto da sette tracce fantasma generate da un’intelligenza artificiale che recita in diverse lingue un invito a boicottare la piattaforma. L’AI usata per trollare l’algoritmo: un cortocircuito deliberato.

Trollare l’algoritmo con l’AI. “Se non sei su Spotify non esisti. Come stare al gioco? Provando a forzarne le regole”. Sette tracce fantasma

Trollare l’algoritmo con l’AI. “Se non sei su Spotify non esisti. Come stare al gioco? Provando a forzarne le regole”. Sette tracce fantasma

Ma prima di arrivare alla distribuzione vale la pena fermarsi sul disco in sé, o meglio sulla domanda che il disco pone a se stesso. E ai suoi ascoltatori. “In fondo la registrazione stessa è una falsità, in qualche misura”, dicono Arabsolgar e Luisi. “Tradurre l’esperienza fisica di una batteria che suona in una stanza in un’onda riprodotta in cuffia è qualcosa che sta fra l’incantesimo e il tradimento. Un gioco da prestigiatori, un’illusione”. Probabilmente lo stesso Walter Benjamin avrebbe apprezzato la formula. Nel suo saggio del 1936, “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”, sosteneva che la riproduzione meccanica erode l’“aura” dell’opera: la sua presenza irripetibile nel tempo e nello spazio. Il valore culturale dell’opera (legato alla sua unicità) cede terreno al valore espositivo. Ciò che si guadagna in accessibilità si perde in presenza. I Mombao non ragionano in questi termini, ma ci arrivano per altra strada. “Abbiamo questa abitudine completamente controintuitiva da un punto di vista di marketing”, spiegano. “Durante il tour suoniamo le canzoni del disco successivo. Così invece di registrare in studio tracce separate e cercare di capire come fare ad avere un suono di un certo tipo, ci siamo ritrovati in mano le registrazioni del tour. Un materiale inedito, però già registrato durante i concerti, con i microfoni al centro dello spazio. Noi siamo frontali all’impianto e il pubblico ci sta tutto intorno”. Il risultato era sporco, pieno di imperfezioni. Eppure conteneva (dicono “carpiva”) qualcosa di altrimenti irriproducibile. “Il modo in cui suoniamo, il modo in cui usiamo la voce, il modo in........

© Il Foglio