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Al centro del quesito: le garanzie offerte da Microsoft per la tutela dei dati giudiziari trattati e raccolti nel sistema in forza al ministero nel periodo Covid

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23.01.2026

«Il fornitore selezionato ha operato in modo conforme alle prescrizioni nazionali ed euro unitarie». Il 23 dicembre 2020, l’allora guardasigilli Alfonso Bonafede liquidava così i dubbi messi nero su bianco in un’interrogazione a risposta scritta della deputata Carolina Varchi (FdI). Al centro del quesito: le garanzie offerte da Microsoft per la tutela dei dati giudiziari trattati e raccolti nel sistema in forza al ministero nel periodo Covid. Sistema ricompreso nella Convenzione Consip Microsoft Enterprise Agreement 4, nella quale rientra anche l’agent per l’aggiornamento da remoto di tutte le macchine del ministero oggi nel mirino di Report.

La risposta di Bonafede - che, dunque, era informato sul sistema utilizzato e scelto tramite bando dal Dipartimento dell’Organizzazione giudiziaria - riguardava il modello gestionale telematico del processo penale e il rispetto, tra le altre cose, del principio di segretezza delle indagini. E il sistema risale al 2017, quando via Arenula ha acquistato le licenze a valere sulla Convenzione Consip, attiva sin dal 2011. «La validazione preventiva dell’idoneità di tali prodotti - aveva aggiunto Bonafede -, ai fini dell’inserimento nelle Convenzioni Consip, è stata effettuata dall’Agenzia per l’Italia digitale, secondo le linee del codice dell’amministrazione digitale (decreto legislativo n. 82 del 2005) e del piano triennale per l’informatica». I prodotti, aveva dunque detto l’allora Guardasigilli, sarebbero «conformi» alle prescrizioni legge. Insomma, tutto a norma di legge secondo Bonafede. E anche secondo la procura di Roma, che ieri ha rotto il silenzio: l’ufficio capitolino ha infatti aperto nei mesi........

© Il Dubbio