I signori dell’AI hanno un sogno: eliminare i manager. Ma hanno fatto male i conti
Nel ultimo rapporto State of the Global Workplace di Gallup, la più estesa e autorevole ricerca sul benessere e coinvolgimento dei lavoratori al mondo, ci sono due dati apparentemente secondari, ma interessanti. Il primo: più i lavoratori sono a contatto con l’AI, più sono convinti che questa finirà per rimpiazzarli. Il secondo: i manager sono quelli che di gran lunga sono sempre meno coinvolti nel proprio lavoro, e che si sentono attaccati su più fronti. Nessuna delle due preoccupazioni è ingiustificata, ma probabilmente solo uno dei due gruppi ha ragione di esserlo.
Da tempo oramai si discute dell’impatto delle tecnologie di cosiddetta “intelligenza artificiale” sull’occupazione. All’inizio prevalevano gli scenari apocalittici. Gli stessi imprenditori a capo delle aziende più note del settore vaticinavano impatti enormi e persino rischi esistenziali dovuti alle tecnologie che loro stesse stavano sviluppando. Se questo tipo di approccio ha permesso per po’ di raccogliere grandi attenzioni e quindi capitali, ora le cose sono in buona parte cambiate.
Quel tipo di narrazione apocalittica, infatti, non solo risultava contraddittoria e piuttosto ipocrita, ma non indicava nemmeno un orizzonte desiderabile per le aziende AI stesse. Una società strutturalmente in disoccupazione di massa, infatti, avrebbe richiesto un ripensamento dalla base del nostro patto economico e sociale basato sul lavoro, sulla competizione di mercato e sulla produzione, per adottarne un altro basato invece sulla pace sociale, sulla cooperazione e sulla redistribuzione. Non serve un genio per capire che in questo modello a perderci sarebbero stati proprio loro.
Ora l’industria high-tech (seguita a ruota da quasi tutto il settore del terziario avanzato) punta all’efficientamento massivo. Già da qualche tempo Oltreoceano si parla di “layoff wave”: Meta, Amazon, Microsoft, Oracle, ma anche Dell, HP, Intel, Citigroup, UPS hanno annunciato o messo in pratica tagli massicci del personale, in particolare dei cosiddetti “colletti bianchi” ovvero lavori amministrativi e manageriali. La giustificazione addotta è sempre la stessa: «Ora che c’è l’AI può fare il lavoro al posto vostro con molti meno costi. Scusate, ma non facciamo beneficenza. Grazie e arrivederci».
Si potrebbe pensare che questi tagli coinvolgano soprattutto lavoratori alle prese con compiti ripetitivi, burocratici, di semplice elaborazione di dati. In realtà, il vero bersaglio è un altro. Lo........
