Viviamo più a lungo, ma non viviamo meglio
Immaginate di avere 58 anni e di sapere che, statisticamente, è già finita la parte buona. Non la vita, certo: quella andrà avanti, in media, fino agli 83 anni. Ma la vita in salute, quella senza malattie croniche che limitano l'autonomia, quella in cui si cammina, si lavora, si progetta. Cinquantotto anni è la soglia oltre la quale, in Italia, la maggior parte delle persone inizia a convivere con qualcosa che non guarirà mai del tutto. Venticinque anni di patologie, dipendenze, farmaci. Questo è il vero volto della longevità nel nostro paese. Eppure il mercato ha scelto di venderci tutt'altra storia.
Integratori, test genetici, capsule biometriche, scansioni total body, protocolli di digiuno, cure purificanti: l'industria della longevità vale miliardi e cresce di anno in anno, alimentata da una domanda che ha radici profonde nell'ansia collettiva per il tempo che passa. Il problema, come hanno denunciato i maggiori specialisti italiani riuniti a Roma al convegno Vivere meglio, vivere più a lungo. Opportunità cliniche verso falsi miti, è che questa industria ha progressivamente spostato l'attenzione "dalla gestione etica della salute per un invecchiamento sano a un business........
