Rimettere al centro salari e domanda per riequilibrare l’economia globale
Negli anni successivi al secondo dopoguerra, quelli che sono stati definiti i Trente Glorieuses, il modello di sviluppo delle economie occidentali rispondeva, sotto molti aspetti, ai canoni di una wage-led strategy, ossia di una strategia nella quale la crescita dei salari si trasformava in un aumento della domanda complessiva. Quest’ultima, a sua volta, favoriva la crescita degli investimenti produttivi e, attraverso l’incremento della produttività, generava un processo di autoalimentazione che l’economista premio Nobel Gunnar Myrdal definì di “crescita economica cumulativa”.
In un sistema mondiale nel quale i flussi di scambio si concentravano prevalentemente all’interno dei paesi industrializzati, anche l’interscambio commerciale avveniva soprattutto tra queste economie, tanto che a metà anni Settanta tale quota oscillava tra il 65% e il 70%. Inoltre, i flussi internazionali di capitale erano ancora sottoposti a controlli normativi significativi e la globalizzazione non aveva ancora assunto le dimensioni e l’intensità attuali.
Un assetto di questo tipo era dominato essenzialmente dai “circuiti reali”, cioè dalla produzione di beni e servizi. Certamente la finanza aveva già un ruolo importante e, sin dalle prime analisi economiche era emerso come la speculazione finanziaria fosse responsabile di molte delle crisi periodiche attraversate dal sistema capitalistico.
Tuttavia, la fase di ricostruzione e la definizione dei nuovi equilibri geopolitici successivi alla Seconda guerra mondiale........
