A Natale ricordiamoci dell'Italia invisibile. Che fatica a vivere
A Natale e nelle feste di fine anno le luci accese, le tavole imbandite e le città illuminate restituiscono l’immagine di un Paese che celebra, consuma, si ritrova. Ma dietro questa rappresentazione rassicurante c’è un’altra Italia, meno visibile, che fa molta più fatica. Perché Natale non è uguale per tutti. E non lo è mai stato, ma quest’anno lo è ancora meno.
I dati ufficiali ci dicono che l’inflazione a novembre è scesa all’1,1%, uno dei livelli più bassi degli ultimi anni. Un dato che, letto da solo, potrebbe suggerire una fase di sollievo. Ma l’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo. Non è mai stata neutrale, e oggi lo è meno che mai. L’elaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati territoriali ISTAT racconta infatti una storia diversa: nel 2025 molte famiglie hanno speso fino a 700–800 euro in più rispetto all’anno precedente. Non per regali o viaggi, ma per ciò che è indispensabile: casa, energia, trasporti, servizi.
È qui che la narrazione si incrina. Perché mentre l’inflazione rallenta, il costo della vita resta alto. Il punto centrale è che la riduzione dell’inflazione non coincide con una riduzione della fatica di vivere. Anzi. E quando il costo della vita rimane alto, il Natale diventa una prova di resistenza.
Ci sono famiglie che fanno i conti con attenzione estrema, tante le conosciamo, tante non si fidano neppure di chiedere aiuto: una spesa più piccola, un riscaldamento abbassato, un regalo in meno. Si adattano, rinunciano, comprimono spese fondamentali. Ed è in questa fase che aumentano le disuguaglianze. Ci sono anziani che vivono il Natale da soli, sì, ma anche con pensioni che non tengono il passo dei prezzi. Ci sono genitori che lavorano, ma che devono spiegare ai figli perché quest’anno “si fa un Natale più semplice”. Persone che rinviano cure o riscaldamento. Giovani che restano a lungo nella famiglia d’origine non per scelta, ma per impossibilità economica. E ci sono persone completamente sole, non solo emotivamente, ma anche economicamente e socialmente.
Dal punto di vista del servizio sociale, questi dati non sono numeri astratti. Sono storie quotidiane. Chi fa l’assistente sociale, sia chi lavora da più di trent’anni come me, così come chi lo fa da periodi più brevi, ha capito fin dall’inizio della professione che il tempo delle feste è particolarmente complicato e i servizi devono garantire presenza, fin dove è possibile. La solitudine, in questi........
