Uomini e no: forse no
Nella Collana dell’Einaudi Opera viva, dedicata alla “civiltà dei rapporti quotidiani” sono usciti da pochissimo il diario bilancio di una femminista storica Lidia Ravera dal titolo Volevo essere un uomo e il saggio dello scrittore Francesco Piccolo Son qui m’ammazzi. I personaggi maschili nella letteratura italiana, che ricerca nella grande letteratura delle origini e del contemporaneo (da Boccaccio a Buzzati a Svevo per citarne solo alcuni) le tracce della cultura patriarcale radicate anche in così illustri personaggi. Ciò che i maschi hanno interiorizzato nelle loro attitudini arroganti, egoiste, violente nei confronti delle donne e che giustificano forse lo stesso, disperante, titolo del libro di Lidia Ravera!
Va detto quanto al lavoro di Piccolo che il libro, pur pienamente consapevole, non può riscattare – per sua stessa ammissione –, assolvere del tutto i maschi come lui. Alla fine di questo percorso – confessa – “ non posso dire: io non sarò come loro... Sono appunto possessivo e geloso, incazzoso, violento, arrogante, furioso eccetera. Ancora, in qualche modo”. Perché – citando Simone Weil – l’animo umano appare continuamente trasformato dai suoi rapporti con la forza, travolto, reso cieco dalla forza di cui crede di poter disporre, piegato sotto la morsa della forza che subisce.
Si comincia da una novella del Decameron che è considerata esemplare riguardo al maschile e al femminile: la settima novella dell’ottava giornata, quella della vedova e dello scolaro supportata da un episodio reale avvenuto nella vita del Boccaccio, il quale all’età di quarant’anni si innamorò di una vedova aristocratica, che pare lo abbia fatto soffrire senza pietà a causa di un amante piú giovane. La vedova della novella (Elena) abbandonata a sua volta dall’amante più giovane subirà una vendetta tremenda, peggiore del raggiro che aveva inferto allo scolaro (Rinieri): attirata dallo scolaro, nuda, sulla torre, con un clima cocente, il pavimento arroventato che le causa orrende piaghe sul Corpo. Quasi a dire – come fa Piccolo –: “se non possederò io quella bellezza, non la possederà piú nessuno”. Ed è vero che ancora oggi, se pensiamo in parallelo agli sfregi con l’acido a cui vengono sottoposte tante donne, questa sia un’affermazione propria dei tratti estremi della maschilità.
Poi Ariosto con l’Orlando furioso, il Manzoni de I promessi sposi e il ben noto tentativo di stupro di don Rodrigo, un piccolo potente del luogo, nei confronti di una contadina, Lucia. Uno stupro concepito per capriccio e per scommessa. E l’Innominato la cui volontà sfrenata che per Lucia suona come una specie di giustizia fatale, le farà pronunciare la famosa frase ”son qui: m’ammazzi” (di qui il titolo del libro). O, per venire........
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