La metrica dell'attenzione per scoprire come la pubblicità impatta sulla memoria degli individui
C’è un hashtag diventato piuttosto popolare negli ultimi mesi nelle ricerche di scenario sui media e la pianificazione pubblicitaria: #attenzione.
In pubblicità si fa riferimento all’attenzione quando si esaminano i diversi livelli di coinvolgimento delle persone esposte a un messaggio. Non basta esporre una persona a un contenuto pubblicitario per concludere che il messaggio è giunto al destinatario. Tutti facciamo esperienza della sovrabbondanza di informazioni a cui siamo esposti lungo una giornata: sentiamo senza ascoltare, guardiamo senza vedere, vediamo senza trattenere oppure tratteniamo per un attimo quello che abbiamo capito ma lo lasciamo subito andare perché è in arrivo un nuovo stimolo e il ricordo di quello precedente non ha tempo di fissarsi nella corteccia cerebrale.
Il concetto di economia dell'attenzione è stato introdotto per la prima volta da Herbert Simon, premio Nobel per l'economia nel 1978. Simon sosteneva che l'attenzione umana è limitata e che, di conseguenza, va considerata come una merce che può essere venduta o comprata.
Il mercato pubblicitario è regolato su listini che quotano l’esposizione (GRP, audience, impression, views, tempo speso etc.), la materia prima di tutto il processo. Chi comunica vuole fare breccia e farsi ricordare o, come si dice spesso, essere rilevante. Nessuno è interessato all’esposizione. Tuttavia, senza esposizione non c’è attenzione e senza attenzione non c’è ricordo.
La recente riflessione sull’attenzione ha portato il ragionamento sul percorso corretto: anche se una........
