Matteo Bussola: «Vietare i cellulari? Meglio costruire un mondo esterno interessante»
I divieti non funzionano. Men che meno se riguardano ciò che è di uso quotidiano. Nella fattispecie lo smartphone e, in particolare, i social ai ragazzini. Meglio allora lavorare per rendere più attraente il mondo fuori rispetto a quello dentro il cellulare. E, comunque, ci sono segnali di un’inversione di tendenza, con un numero crescente di giovanissimi che abbandona il virtuale preferendo il reale. Sono le riflessioni dello scrittore e fumettista veronese Matteo Bussola, profondo conoscitore del mondo giovanile.
E non solo perché padre di tre ragazze di 13, 15 e 19 anni, ma anche in qualità di conduttore della trasmissione su Radio24 “Non mi capisci” che affronta i temi legati a genitori e figli. Il dibattito si è acceso dopo la proposta di legge avanzata dal governatore del Veneto Alberto Stefani di proibire i social ai minori di 14 anni, a scopo di protezione.
Matteo Bussola, vietare i cellulari ai ragazzi sì o no?
«Temo di avere posizioni poco allineate rispetto al dibattito in corso e non perché ritenga non esistano criticità nell’uso dello smartphone e dei social a quell’età. Ma perché credo che si crescano i figli educando e non vietando. Un’idea forse poco di moda, in una società che pretende di risolvere i problemi con ipersoluzioni che riguardano o la punizione o il divieto. Ma la mia domanda è: chi ha messo lo smartphone nelle mani dei nostri figli, spesso giovanissimi? Siamo stati noi adulti, sia per organizzare la loro vita, si pensi a quella scolastica, sia per gestire la nostra ansia: dove sei; se........
