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Tra cura, potere e sapere: una storia plurale delle donne nella medicina

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31.01.2026

La storia della medicina è spesso raccontata come una storia neutra, universale, progressiva. Medicina femminile plurale (Medicina femminile plurale. Il sapere delle donne nella storia, Bollati Boringhieri, 22 euro, 355 pagine)  mostra perché questa neutralità è, in realtà, una costruzione.

Daniela Minerva, giornalista e scrittrice, non si limita a chiedere dove fossero le donne, ma interroga le regole con cui, nei secoli, si è deciso che cosa potesse essere considerato sapere medico.

Agnodice, Ildegarda di Bingen: figure spesso evocate come grandi donne della medicina, non c’è dubbio alcuno.

Ma il libro rifugge i santini da sfoggiare e i miti consolatori che sono diventati la cifra di un certo femminismo contemporaneo. Minerva non indulge nelle scorciatoie.

La traiettoria del libro è precisa: la cura delle donne nella storia è prima azione senza potere, poi sapere senza riconoscimento. Viene quindi espropriata, medicalizzata, trasformata in campo di battaglia della biopolitica. Solo più tardi rientra nella scienza, e lo fa cambiandola.

In mezzo, le storie di donne spesso celebrate solo come anticipatrici di una medicina femminile, più utili a costruire miti che a spiegare processi storici. Non a caso, osserva Minerva, «cercare di ridare vita a singole scienziate operanti nei secoli scorsi è anacronistico, perché applica al passato la nozione moderna di “scienziato”. E, comunque, di “scienziato” maschio».

Per l’autrice, queste figure restano ambivalenti: eccezioni rese possibili solo a patto che il sapere delle donne passi attraverso un’autorizzazione esterna, religiosa o simbolica.

Il punto, però, non è dimostrare che le donne “c’erano”, né moltiplicare biografie esemplari. Il cuore del libro sta altrove: nel momento in cui la medicina occidentale decide che cosa può essere considerato sapere legittimo.

Quando la cura quotidiana si separa dalla teoria, quando ciò che è scritto, sistematizzato e istituzionalizzato diventa scienza e ciò che........

© Corriere delle Alpi