Referendum sulla giustizia, pensate anche al 24 marzo
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A giudicare dalle tante persone presenti ieri sera all’Umanitaria di Milano, l’affluenza al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, non sarà bassa. È solo l’impressione del moderatore di un dibattito che ha visto confrontarsi, con reciproco rispetto, Gherardo Colombo e Nicolò Zanon. Il primo per il no, il secondo per il sì. Entrambi hanno condiviso un appello per svelenire l’atmosfera di questo mese abbondante che ci separa dalla consultazione. Basta con la delegittimazione morale e con l’aggressione strumentale dell’avversario. Con gli eccessi verbali di Nicola Gratteri (che speriamo sia più accurato nello scrivere i provvedimenti) e con l’incredibile minaccia del ministro della Giustizia Carlo Nordio di tirare fuori ogni giorno frasi come quella, grave, che definisce paramafiosi un po’ di suoi ex colleghi.
Zanon, ex componente del Consiglio superiore della magistratura e della Corte costituzionale, ha detto che dovremmo tutti preoccuparci di come ci sentiremo, a spoglio avvenuto, il 24 marzo. Avrà vinto la democrazia non il nemico.
Colpisce e addolora che nel confronto fra tesi diverse, e del tutto legittime, su una riforma che riguarda sette articoli della Costituzione, non vi sia alcuno spirito costituente, né lo sforzo civilmente minimo di credere nella buona fede dell’altro anziché sommergerlo di sospetti. Quale sarà il costo, nella fiducia popolare delle istituzioni e non solo della magistratura, delle macerie morali che stiamo irresponsabilmente accumulando in questo dannato periodo? Le carriere dei magistrati non si sa se saranno separate o rimarranno tali ma molto si è fatto, finora, per separare una parte del Paese, pardon Nazione, dall’altra.
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