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Cuba, che succede adesso? Viaggio nell'isola tra crisi energetica, epidemie e spopolamento. La caduta di Maduro e la spallata finale al regime

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06.01.2026

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La situazione nell'isola caraibica, storica alleata del Venezuela, è quasi al collasso per la carenza di carburante, i continui blackout e l'inflazione che mette a dura prova la resilienza dei cubani: «Con la pensione di 3000 pesos non si campa»

L'AVANA - «Fossi il governo cubano mi preoccuperei. Sì, di Cuba dovremo parlare: è una nazione in fallimento». Le parole di Donald Trump, a cui hanno fatto eco quelle del segretario di Stato Marco Rubio, subito dopo l’attacco americano in Venezuela e la cattura del presidente Maduro, sono la freccia avvelenata lanciata dalla Florida all’Avana, direttamente nelle stanze del presidente cubano Miguel Diaz Canel: solo 360 chilometri, in fondo, separano la residenza del presidente Usa a Mar-A-Lago dalla grande Plaza della Revolution con l'effigie di Che Guevara.
Il blitz di Caracas è un duro colpo per l’Isola caraibica, alleata e partner storico del Venezuela dai tempi della presidenza di Ugo Chavez. E potrebbe rappresentare la spallata finale al regime di un Paese quasi al collasso, tra crisi energetica ed economica profonda, inflazione, blackout quotidiani ovunque, infrastrutture allo sfascio, povertà in aumento, epidemie di arbrovirosi e crollo del turismo. Forse non servirebbe neanche un blitz.

Siamo alla crisi peggiore dai tempi del crollo del blocco sovietico e della fine degli aiuti dell’Urss all’isola. A Cuba si parla di quegli anni come del «periodo especial», ma secondo i cubani la crisi di oggi è persino peggiore, perché non si vede via d’uscita e soprattutto perché la fiducia nelle istituzioni socialiste del Paese, vera forza ideologica che spingeva la popolazione a tenere duro, sembra venuta meno.
«La rivoluzione socialista cubana è rimasta un mito solo per voi europei. Fidel lavorava per il bene del popolo ma i governanti di oggi sono corrotti», dice schietta Eleonor, guida turistica all’Avana. Ma questo è un refrain che capita di sentire davvero ovunque in giro per l’Isola.

Con la fine dell'Unione sovietica Cuba perse il suo principale fornitore di carburante. Poi Castro intensificò i rapporti con il Venezuela socialista di Ugo Chavez che diventò il nuovo «Paese fratello».

Lo scambio ha funzionato così: il Venezuela fornisce a Cuba il petrolio a prezzo basso e in cambio Cuba manda in Venezuela personale e servizi sanitari – vera eccellenza dell’isola - , agenti di intelligence e milizie ben addestrate. «Tutto il servizio di sicurezza del presidente Maduro è formato da militanti cubani addestrati ad hoc», spiegava ai visitatori, con un certo orgoglio, la guida del Centro Fidel Castro, recente e tecnologico museo dell'Avana che celebra vita e imprese del «leader supremo». Proprio quelle milizie che sono state uccise dalle truppe speciali Usa durante l'operazione di cattura del presidente venezuelano.

All'opera per aggiustare una vecchia auto nel quartiere Vedado all'Avana

Dopo il periodo del Covid, vero spartiacque per il crollo dell’economia cubana, e l’inizio del blocco delle petroliere venezuelane da parte del governo Trump, la carenza di combustibile è diventata non sporadica ma sistemica. Tutti giorni capita di vedere code alle pompe di benzina, di trovarle chiuse o di sentirsi dire, dopo magari lunghe attese, che è terminata. Mai, poi, fare benzina nel pomeriggio: per via delle interruzioni di corrente sempre più prolungate i distributori, tutti statali, chiudono perché non possono attivare le pompe.

Succede anche ai bus di linea del servizio turistico statale, quelli che,........

© Corriere della Sera