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Harmont & Blaine ritira i licenziamenti

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13.03.2026

Per fermare i licenziamenti sono servite ore di sciopero, un presidio davanti ai cancelli e un confronto serrato in Prefettura. Alla fine lo spiraglio si è aperto

Per fermare i licenziamenti sono servite ore di sciopero, un presidio davanti ai cancelli e un confronto serrato in Prefettura. Alla fine lo spiraglio si è aperto: la procedura di licenziamento collettivo per 32 lavoratori dello stabilimento Harmont & Blaine di Caivano è stata ritirata. 

Ma dietro la parola “ritiro” non c’è ancora una soluzione definitiva. Piuttosto, il tentativo di prendere tempo e di gestire una crisi che resta tutta da affrontare. La svolta è maturata a Napoli, nel corso di un incontro convocato in Prefettura e presieduto dal prefetto Michele di Bari. Attorno al tavolo si sono ritrovati istituzioni, azienda e sindacati, chiamati a sciogliere un nodo che nelle ultime settimane aveva riacceso le tensioni sociali in un territorio già provato da anni di deindustrializzazione. Il punto di caduta individuato prevede l’accesso agli ammortizzatori sociali, uno strumento che consente all’azienda di congelare – almeno temporaneamente – la procedura di licenziamento e di gestire la crisi senza un taglio immediato dell’occupazione. 

Una soluzione che evita lo strappo più traumatico, ma che non cancella le incognite sul futuro dello stabilimento. Il risultato, sottolineano le organizzazioni sindacali, è arrivato soprattutto grazie alla mobilitazione dei lavoratori. «Dopo un duro confronto con l’azienda, grazie alla mobilitazione dei lavoratori e al contributo fattivo della Prefettura di Napoli, l’azienda ha annunciato il ritiro della procedura di licenziamento e ha accolto la richiesta sindacale di accedere agli ammortizzatori sociali per gestire la crisi», affermano in una nota congiunta Cgil e Cisl. Una soddisfazione che però non nasconde la prudenza. 

«Siamo consapevoli del sacrificio che comunque sarà richiesto ai lavoratori e della difficoltà di un percorso ancora tutto da costruire», aggiungono i sindacati. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, Raffaele Paudice per la Cgil Napoli e Campania, Andrea Pastore e Vincenzo Acanfora per la Filctem Cgil, Melicia Comberiati per la Cisl Napoli e Anna Pareni per la Femca Cisl. Presenti anche il sindaco di Caivano, i rappresentanti dell’assessorato al Lavoro della Regione Campania e la direzione aziendale insieme ai delegati dell’Unione Industriali. Dalla Prefettura arriva la conferma che l’azienda intende ora lavorare alla definizione di un accordo quadro con le organizzazioni sindacali.

L’obiettivo è attivare rapidamente uno strumento di sostegno al reddito che permetta di affrontare la fase critica senza ricorrere ai licenziamenti. È un passaggio importante, ma anche delicato. Gli ammortizzatori sociali, infatti, sono per definizione una soluzione temporanea: servono a gestire una crisi, non a risolverla. E il vero banco di prova sarà capire se l’azienda ha un piano industriale capace di dare prospettive allo stabilimento di Caivano. Per ora, però, un risultato è stato ottenuto. In un’area della Campania dove le vertenze industriali si susseguono da anni e dove ogni posto di lavoro perso pesa come un macigno sul tessuto sociale, il ritiro dei licenziamenti rappresenta una prima vittoria.

Ma la partita vera comincia adesso. Perché tra la sospensione di una crisi e la sua soluzione c’è di mezzo la cosa più difficile: il futuro dell’industria in un territorio che, troppo spesso, ha già visto troppe fabbriche chiudere.

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