Referendum, Schlein e Bersani per il No: «Ce la giochiamo all’ultimo voto»
Lo stato maggiore dem si ritrova alla Stazione Marittima. Tanti dirigenti di partito, ma ci sono anche magistrati e gli esponenti di «Articolo 1» che acclamano la segretaria
Fa tappa a Napoli la segretaria dem, Elly Schlein, che con Pierluigi Bersani chiude il tour meridionale per il «No». In attesa dell’appuntamento di questo pomeriggio a Roma, a Piazza del Popolo, per la chiusura della campana referendaria insieme a Giuseppe Conte e agli altri leader del centrosinistra: Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli. Con loro, il segretario della Cgil, Maurizio Landini.
In settimana, Conte, come Fratoianni e Bonelli, faranno tappa a Napoli. «Siamo impegnati a fermare una riforma dannosa per i diritti dei cittadini, una riforma che non migliora la giustizia per i cittadini, lo dice perfino Nordio, che non velocizza i processi, non stabilizza i precari della giustizia, ma che spacca e sorteggia il Csm, in questo modo indebolendo l’indipendenza dei giudici, e non tutelandoli. Noi andiamo a votare no convintamente per difendere la nostra Costituzione», l’appello per il no che arriva dalla segretaria dem.
Alla stazione Marittima c’è il tutto esaurito. In sala, oltre al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, c’è molto Pd. Tra cui i deputati Marco Sarracino, responsabile Mezzogiorno del Pd; Valeria Valente e Stefano Graziano. Eppoi Massimiliano Manfredi, presidente del Consiglio regionale e fratello del sindaco. E tantissimi sostenitori di «Articolo 1», capitanati dall’ex ministro Francesco Speranza.Sul palco si alterna lo stato maggiore del Pd in Campania: da Piero De Luca, segretario regionale che introduce i lavori, a Teresa Armato, presidente provinciale. Poi Francesco Dinacci, segretario metropolitano del Pd. Prima di prendere la parola Bersani, intervengono Pierluigi Picardi, ex presidente del Tribunale di Napoli Nord; e Giovanna De Minico, docente di Diritto costituzionale alla Federico II.
Mentre Bersani si dice sicuro che «il No sta crescendo ed è molto cresciuto in queste settimane. E adesso in questi giorni non staremo qui a pettinar le bambole». L’ex segretario pd rilancia il suo slogan preferito. E rimarca come sia «del tutto evidente che questa riforma non tocchi in nessun modo i mali della giustizia e che cambi solo il rapporto di forze tra politica e magistratura. Poi c’è un tema più generale, non si scherza con la Costituzione, non puoi smontare sette articoli della Costituzione per migliorare il tuo rapporto di forza con la giustizia». Poi avverte: «Se vinciamo comincia a cambiare l’aria». Il sorteggio dei componenti del Csm, lo ritiene quindi «un insulto. Dicono — rimarca - che lo fanno per liberare i magistrati dalle correnti. Vai a liberare gente che non vuol essere liberata?».
Elly Schlein sottolinea lo sforzo profuso per il No: «Stiamo attraversando tutto il Paese da molte settimane. Vi chiedo ogni sforzo, ce la giochiamo davvero all’ultimo voto, contattate 5-10 persone in rubrica che non sanno come votare, per difendere i principi fondamentali della Costituzione. Al governo c’è chi pensa che possa scegliere chi fa il giudice e chi no, magari a seconda che piacciano o meno al governo le decisioni che questi giudici prendono. I nostri costituenti hanno voluto fissare un principio nella nostra Costituzione, che è quello della separazione dei poteri, ed è quello che tutela tutti i cittadini perché ogni potere, anche quello di chi governa, deve incontrare un limite adeguato. Per noi in democrazia anche chi governa deve essere sottoposto a un controllo di legalità». Dalla sala si alza la voce di chi chiede un intervento della segretaria in favore dei fuori sede a cui non è possibile votare domenica e lunedì: moltissimi potenziali elettori, per il Si o per il No, a cui Schlein manda «un pensiero di solidarietà». Pensiero «che vorrei dedicare alla ragazza fuorisede che ha protestato davanti a Montecitorio perché le è stato negato il diritto al voto. Un diritto sottratto a 5 milioni di persone che hanno potuto votare alle ultime Politiche e Europee, ma stavolta non si capisce perché questo Governo abbia deciso che non si poteva fare». Ancora cinque giorni. Poi, quella che forse è stata la campagna più dura degli ultimi decenni, avrà i suo vincitori.
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